“Solo la direzione è reale, la meta è sempre fittizia, anche la meta raggiunta…anzi soprattutto questa” Arthur Schnitzler”

houtdoorhoepliNelle righe che seguono il protagonista è un bimbo di 6 anni che, pur se con frequenti soste, ha affrontato un cammino di 6 ore rinfrancandosi spesso alla vista del genitore che con tutta tranquillità metteva in atto le strategie necessarie per orientarsi imparate nel corso degli anni. È stato, questo, il primo vero passo consapevole di Alessandro per affrontare un viaggio in maniera dinamica, solidale e rispettoso del territorio, ma anche per me, suo padre, se non l’inizio certamente una tappa importante del percorso che un genitore ha la fortuna di intraprendere per tutta la vita. Sono diversi dunque i viaggi contenuti in quest’unica esperienza raccontata (per cominciare!) e in questa rubrica ospiteremo ogni tipo di esperienza che abbini alla descrizione dei luoghi (non necessariamente esotici o particolarmente avventurosi) esperienze interiori forti e possibilmente formative perché di buon esempio.

(Scritto da me e pubblicato da Hoepli nel libro “Outdoor”)

Papà, papà, eccola lì!

(Alessandro, 6 anni, festante dinanzi alla vista delle luci della sua casetta ai margini di un bosco appena attraversato nella giusta direzione nonostante il buio e la pioggia battente)

….. la maturità consiste nel possedere, da grandi, la serietà che i     bambini mettono nel gioco.   (Friedrich Nietzsche)

Italia 45° parallelo nord, settembre ore 15.

Il treno arriva alla stazione sotto un cielo così scuro da lasciare poco spazio all’immaginazione. Pioverà di sicuro.

Alessandro (in famiglia detto Ciccio per via della eccessiva magrezza) sa che, per la prima volta in vita sua, deve andare a piedi fino alla casetta nel bosco. Sa che si trova lassù (viste famigliari lo fanno voltare dalla parte giusta) e capisce immediatamente che tanto vicina non è. Lo sconforto che ne segue è acuito dal tempo schifoso.

Io conosco la direzione, ma non i sentieri. Così mi sono preparato al peggio dotandomi di bussola e cartografia della zona, alla cui vista Ciccio si illumina ed esclama:”Meno male che ci sei tu papà!”.

Mentre eseguo con calma le operazioni di rito (oriento la carta, calcolo l’Azimut, cioè l’angolo tra il Nord e la direzione di marcia calcolato in senso orario, la distanza da percorrere e fisso nella mente i punti di riferimento più evidenti sulla linea individuata) il bambino diventa immediatamente l’esploratore Joe, avido d’avventura e per questo impaziente. “Partiamo?” 

Una improvvisa schiarita ci sorprende piacevolmente quando raggiungiamo la centrale idroelettrica; Joe scruta la bussola di cui si è fatto depositario e si accorge che l’ago si muove impazzito:

“ Amico, questo coso si è rotto!”.

“Tranquillo, rispondo, è solo l’effetto dei disturbi elettromagnetici della centrale”. Estraggo la carta per verificare la posizione e la oriento adoperando il timido sole appena comparso e il mio orologio a lancette. “Con l’ora solare, caro Joe, punto la lancetta delle ore verso il sole, la divido per due e traccio una linea immaginaria tra il centro dell’orologio e il risultato ottenuto. Il Nord è in quella direzione. Se fosse stato mezzogiorno mi sarebbe bastato vedere in che direzione il sole proiettava l’ombra per ottenere lo stesso risultato”. Joe allarga le braccia sgranando gli occhi come a dire: “E’ evidente amico!”. In realtà non sa leggere le ore, non conosce la differenza tra ora solare e legale e nemmeno sa fare le divisioni, ma la tranquillità con la quale oriento la carta dopo le misurazioni di emergenza lo ha contagiato positivamente.

60979_10151378613846514_1714022990_n

Intorno alle sei del pomeriggio siamo dentro il fitto bosco caratteristico della zona e la pioggia tanto temuta quanto puntuale unita all’oscurità creata dall’ora serale e dalla vegetazione innervosiscono l’esploratore che però coinvolgo immediatamente nell’operazione adatta a conservare la giusta direzione. Consegnatagli una pila frontale, lo esorto a camminare su una linea precisa verificando l’Azimut della nostra escursione con la bussola che mi sono fatto riconsegnare. Quando Joe sta per scomparire dalla mia vista gli chiedo di fermarsi esattamente dov’è, lo raggiungo e riprendiamo a marciare allo stesso modo.

Alle 19,30, bagnati fradici, ma determinati a conseguire l’obbiettivo, l’esploratore Joe e il suo amico intravedono delle luci abbastanza vicine da risollevare un po’ il morale e decidono di puntare con decisione in quella direzione; oltretutto coincide con l’Azimut seguito per tutto il percorso!

Un’ora dopo, improvvisamente, Joe ridiventa Ciccio ed io suo padre.

“Papà!”

“Dimmi Alessandro”.

“Eccola lì”.

Poco più tardi,con addosso vestiti asciutti, ci ritroviamo davanti alla tavola imbandita e, anche se mamma non è poi una gran cuoca, Ciccio divora tutto avidamente, finché, in una pausa del fiero pasto, esclama:

“E’ finita papà”.

“Per ora Ciccio, solo per ora”.

 

3 Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here