“Le nostre valige battute erano ammucchiate di nuovo sul marciapiede, avevamo una lunga strada davanti. Ma non importava perchè la strada era la vita” (Jack Kerouac)

…… coda

……. Non vado oltre per non “riempire” anche io di troppi consigli assertivi questa “sporta-rubrica” a puntate, ma essendo un survivalista e per pura voglia di diffusione, rimango sul tema citando brevemente un passo dal libro “Prepping” ( Maolucci – Salza ed. Hoepli) di recente pubblicazione. Gli autori sostengono, da me condivisi appieno, che:”…un bagaglio deve essere pianificato sulla scorta di pochi principi a cui non solo un survivalista, ma anche un escursionista o un buon viaggiatore dovrebbero ispirarsi: I principi del C.A.C.T.U.S. (lo so, anche se è puntato può far sorridere; un po’ di ironia anche se spicciola però non guasta affatto!). Le lettere del CACTUS (e dagli!) sono riferite a:

1 Corpo-calore, 2 Ambiente-adattamento, 3 Conoscenza-comunicazione, libro

4 Trasportabilità-trasferibilità, 5 Usabilità-universalità,  6 Semplicità-singolarità”.

 Per quanto riguarda le parole che esplicano l’acrostico mi sembra che solo una debba essere imprescindibilmente spiegata, almeno in parte, cioè “Singolarità” e dunque la parola agli autori:

” Votata alla personalizzazione del semplice; basta aggiungere un elemento Jolly a piacere (un mazzo di carte, un’armonica a bocca, un vestito elegante, una fotocamera digitale, ecc). Non deve essere necessariamente congruo e pratico, ma solo in grado di arricchire le risorse individuali e di gruppo nella cooperazione e nella seduzione. […]”. (c’è di più, ed alla fine è stimato in ½ lt. ma cominciamo  a riflettere da lì)

Quante cose si possono dire sul bagaglio e quanti  argomenti  sono correlabili! Qui per ragioni di spazio mi debbo limitare quindi omettere, ma se qualcuno ha raccolto questa “pulce” ed è interessato può, se ne ha voglia, inviare commenti, suggerimenti, domande e anche critiche; tutto è bene accetto. Nel  frattempo ho pensato di chiudere questa che considero una “prima puntata” o anche una “puntata zero” e che mi riservo di proseguire in forma di appendice ai prossimi articoli, con l’estratto di una storia vera.

Il “nostro” è il co-protagonista di una vicenda che si è svolta nel 1985 in uno sperduto insediamento nelle Ande peruviane e credo possa far intenerire e sognare chiunque:

”….e rimasi stupito sentendo Lula rifiutare il denaro che le offrivo per l’accoglienza che mi aveva dato. “Dejame la mochila” disse. Lasciami lo zaino? Cosa poteva mai farsene una vecchia campesina di un enorme zaino da spedizione? Lula intese il mio dubbio. “Si tengo una mochila un dia me voy de aqui por conoscer el mundo”. Le brillavano gli occhi mentre guardava oltre i profili insuperabili della Cordillera Negra; nella sua immaginazione bastava uno zaino per sognare di partire verso nuove realtà, lontane da quel microscopico universo immobile nel cuore delle Ande”.

 (da “Il sogno di Lula” taccuino di Michele dalla Palma”)

P.S. Cosa mettere nello zaino? Contattateci! Fine…………..?

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