Lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali e il surriscaldamento globale stanno da anni minacciando il nostro pianeta, rendendo necessaria una riflessione sulle alternative possibili e sull’apertura di nuovi scenari.
Innegabilmente ci sono alcuni aspetti che contribuiscono a indebolire la capacità dell’uomo ad adattarsi a momenti di crisi:

  • Produzione di una enorme quantità di rifiuti
  • Perdita delle capacità manuali
  • Dipendenza dal denaro e dall’economia
  • Assenza di un piano B

Le aree del mondo considerate sottosviluppate non dipendono da queste variabili; anzi, possiamo considerare questi fattori il loro punto di forza. L’orientamento alla riconversione e all’adattamento è una costante permanente.

La riconversione dei rifiuti e degli scarti

Prendendo esempio dai nostri progenitori che vivevano nella tradizione e negli antichi saperi, dalle comunità antiche che costruivano i loro ripari con logiche di sfruttamento delle poche risorse a disposizione, proviamo ad immaginare un riparo moderno che possa sopportare cambiamenti climatici e crisi finanziarie senza subire “perdite”.
Immaginiamo che questo modulo abitativo possa essere in grado di funzionare ovunque, in mezzo al deserto o in alta montagna, sfruttando i fenomeni naturali per il riscaldamento e il raffrescamento senza il bisogno dei sistemi esterni. Pensiamo ad un riparo confortevole in cui si possano coltivare internamente piante commestibili e da frutto. Immaginiamo un luogo che produca energia, recuperi le acque piovane e gestisca le acque nere. Pensiamo che sia accessibile alle persone comuni e possa essere costruito con sottoprodotti industriali del XXI secolo. Dimentichiamo l’approccio lineare e approdiamo a quello circolare: gli scarti e i rifiuti possono essere riconvertiti.
Tutto questo è già possibile da circa 40 anni, grazie all’architetto americano Michael Reyonolds, fondatore di Earthship Biotecture, comunità dalla quale è nata la spinta alle sperimentazioni.

Bioarchitettura alternativa

Un modulo abitativo, costruito secondo questi principi di bioarchitettura alternativa, comporta alcune regole:

  • le materie di costruzione devono trovarsi sul luogo e garantire durabilità e rinnovabilità;
  • deve essere autocostruito, secondo le regole del mutuo aiuto e delle attitudini potenziali della persona;
  • deve sfruttare al massimo le risorse naturali (sole, terra, acqua,vento) restituendo alla natura il favore reso, quindi riducendo a zero l’emissione di anidride carbonica e vivendo all’insegna della sostenibilità;
  • deve garantire la vita dell’essere umano in caso di necessità: sicurezza di un riparo, cibo, acqua ed energia in totale autosufficienza;
  • deve poter essere costruito in assenza di collegamento ai servizi ed essere indipendente

Una casa costruita in comunità con materiali di riuso, autosufficiente dal punto di visto idrico, energetico ed alimentare potrebbe rappresentare una fonte di tranquillità per coloro che vedono nel “distacco” (OFF the Grid) la fonte di salvezza dai potenziali disastri finanziari e ambientali che le sirene mediatiche diffondono ogni giorno.
Pneumatici, bottiglie e lattine, legno, terra, associati ad alcune tecnologie moderne e al lavoro umano possono dare vita ad un manufatto che rappresenta la circolarità del rapporto uomo-natura in qualsiasi ambiente.

Eartship - lo schema

Sembra un’imitazione di qualche sistema naturale: l’albero ne è un esempio. E’ una struttura orientata verso la luce solare, le foglie sono i collettori utili a captare più energia possibile. I rami crescono in modo tale da supportare il più possibile l’esposizione. Il sistema delle radici ottiene nutrimento sia dall’acqua che dal terreno e influisce nel processo di riciclaggio delle sostanze nutrienti, come ad esempio le foglie. Una volta cadute sul terreno diventano nutrimento per la pianta stessa da cui provengono. Il vento aiuta a diffondere i semi e a togliere i rami secchi dalla struttura. Si può notare come l’albero sia un sistema di grande abilità: ottiene tutto quello di cui ha bisogno direttamente dal posto in cui si trova e da cui è circondato. Con l’uso della sua strategia, risulta evidentemente un organismo di grande successo endemico in tutto il mondo, nonostante gli interventi massivi da parte dell’uomo.
Per quanto si possa quasi affermare che l’impatto sul pianeta di un solo albero sia quasi nullo, esso trascorre la sua vita in sinergia e non in contrasto con l’ambiente.
Come l’albero, questo modello abitativo tenta di stabilire una connessione con la natura non a carattere di sfruttamento, ma bilanciata dall’abbondante uso di risorse rinnovabili e traendone il massimo vantaggio. Quando l’uomo si connetterà veramente alla natura ci sarà speranza di vita migliore.
Per seminare “cambiamento culturale” è nata OFF GRID ITALIA, un’ associazione il cui scopo è studiare l’adeguamento del modulo abitativo alle norme italiane e diffondere sul territorio i principi del vivere libero e sostenibile. Il progetto ambizioso è proprio quello di progettare e realizzare un’area sperimentale sul “fai da te“, alla quale parteciperanno centri di ricerca, scuole, istituti tecnici e attivisti volontari. Un’area per l’indipendenza energetica, idrica, alimentare e il riuso. Oggi nel nostro paese non è consentito realizzare case con pneumatici e bottiglie.

Eartship: parete con bottiglie di vetroLa sfida ambiziosa è diventa un’avventura di un gruppo determinato a cambiare le regole del gioco.

Aspiriamo ad un futuro in cui le persone possano costruire la propria abitazione mediante un processo circolare, mettendo in pratica gli insegnamenti “ZERO SPRECO” dei nostri antenati, impiegando al meglio le risorse disponibili e nel rispetto di tutti.

Utopia made in Italy? Il seme è ormai piantato.

 

Alexia Mangione
Marco Mangione

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