Continuo…
drago

L’uomo, sebbene terrorizzato, non si perse d’animo, invocò a gran voce il nome di Maria, prese “il ferro” e gli trafisse il capo.
Grande fu la gioia del popolo finalmente liberato dalla paura.
Quell’uomo, del quale non si conoscono i natali, fu chiamato Salvo e da lui discende la famiglia Salvi, numerosa ancora oggi in tutto l’agro nocerino sarnese.
Ahimè, nonostante questa vicenda seguì un periodo buio e triste; nella valle apparvero i segni della peste e molti fuggirono impauriti in altri luoghi…
terzo
Ma il sogno ritornò e con esso la speranza:

<<…ecco il segno… Vedi tu questa gemma, vedi quanto è bella, d’essa sembra una stella, questa sarà il contrasegno rettissimo del luogo dove sta nascosta la mia Imagine… >>.
Caramari, per paura di essere additata come folle, dapprima ignorò questo nuovo messaggio , ma poi,  quando inspiegabilmente perse la vista, riconducendo l’accaduto alla mancanza avuta nei confronti della Vergine,  chiamò tutti a sé e così ripresero le ricerche. Dopo aver prima ritrovato i resti di un precedente tempio, tra due lastre di marmo, la popolazione rinvenne finalmente la sua “cona” bizantineggiante.
vista

Circa cento anni dopo o giù di lì ,  tra il 1168 e il 1172, un condottiero  Pietro Ferrara, folgorato dai miracoli della Vergine, dopo anni di guerre ed avventure , spogliatosi da quelle vesti e ribattezzatosi Pietro de Regina, dedicò la sua vita alla Madonna di Materdomini, divenendone il primo Abate Benedettino.
Molti si unirono a lui per edificare un grande monastero intorno alla chiesa “originale” e ancora nel corso degli anni, grazie ad importanti elargizioni, vennero annessi il convento e il centro per le malattie mentali.
Prima del Santuario di Montevergine, questo di Materdomini fu probabilmente il centro di culto, campano, più importante.
Continua…
P.S.
Quanto scritto in corsivo tra <<…>> è tratto da “Libretto che contiene l’istoria della miracolosa immagine di S. Maria Materdomini”, Napoli 1834

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