In Namibia il 1 Luglio è iniziata la strage delle foche. Un massacro che si ripete ogni anno.

A fine stagione il bilancio delle vittime sarà di 80mila cuccioli di foche e 6mila adulti uccisi a bastonate.

1120984246_B977822906Z.1_20160212192150_000_G9V65QF85.1-0Tutto avviene all’alba: i piccoli cuccioli di foca , vengono allontanati dalle loro madri che cercano inutilmente di difenderli,  e vengono uccisi a bastonate. Colpiti alla testa, fino a quando il loro cranio non è fracassato; alcuni muoiono subito, altri invece sono ancora vivi quando vengono trascinati per essere scuoiati.

E nello stesso modo crudele e disumano vengono uccise le madri e gli adulti maschi. Circondati da gruppi di uomini armati,  che con bastoni di legno chiodati li uccidono barbaramente.

Il Governo namibiano autorizza questa mattanza perché a suo dire le foche rappresentano una minaccia per la pesca locale e quindi il loro abbattimento è necessario per proteggere le attività di pesca che costituisce la fonte principale di reddito e di occupazione per il paese.

5894156_origUna motivazione assurda, che non ha nulla a che vedere con la tutela dell’ambiente. In realtà, i motivi sono soltanto legati a scopi economici e commerciali. L’obiettivo infatti, sempre ammesso che una strage del genere possa averne uno, è produrre pelli, pellicce e prodotti derivati dal grasso per esportarli in tutto il mondo. I piccoli vengono  uccisi soprattutto per le loro pellicce: infatti la qualità più pregiata si trova nel loro manto, più morbido rispetto a quello degli adulti. I testicoli degli adulti, invece, saranno venduti in Cina, in quanto ritenuti afrodisiaci.

Grazie alle numerose proteste molti paesi tra cui l’Europa hanno vietato l’importazione dei prodotti derivati dalle foche. Purtroppo però in altre parti del mondo  questo non avviene ed è necessario che noi tutti continuiamo a mobilitarci affinché si ottenga il divieto totale di questi prodotti. Solo cosi si può ridurre questo macabro mercato. L’impegno e l’unione di tutti contro quest’orrore sono la nostra unica speranza.

Insieme forse riusciremo a fermare un’altra triste storia.

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