(di Raffaella Maffei) – Maurizio Cavaliere, laureato in Giurisprudenza all’Università di Campobasso, comincia a lavorare come giornalista nel ’94 , con la fanzine musicale Malattia. Poi approda al quotidiano Nuovo Molise, fino al 2010, anno in cui purtroppo la testata chiude. “Mi sono rimboccato le maniche e ho seguito la mia strada – dice -. Le difficoltà che ho trovato lavorando mi hanno migliorato. I cambiamenti non mi spaventano più, e il lavoro autonomo mi stimola molto”. A oggi è collaboratore di siti e riviste regionali e nazionali; gestisce uffici stampa di enti, associazioni e case editrici. Ed è da quando Il suo interesse si è rivoto alle attività di rilancio del Molise che conosce i Colantuono. La famiglia che ha salvato la tradizione della transumanza orizzontale dei bovini, nella terra dei Sanniti. Carmelina Colantuono è l’unica cowgirl tricolore. Cavaliere, per ecosport.it curerà il blog “La Transumanza sai è come il vento. Con quale obiettivo? “Parlerò di tutto quello che gravita intorno alla transumanza: personaggi, storie e storia – risponde –. È una tradizione con ancora una grande forza, la gente è molto curiosa. E lo abbiamo constatato con un semplice video, fatto col mio telefonino e postato sui social network: 50mila visualizzazioni uniche in pochi giorni”.

La pastorizia transumante è per l’Onu la più efficace forma di allevamento, per migliorare la biodiversità del pascolo, ridurre l’anidride carbonica e sostenere la conservazione di grandi spazi naturali, non vissuti dagli uomini. “Trasportare 300 bovini, come nel caso dei Colantuono, è molto difficile”, commenta il giornalista che ha seguito l’evento annuale: quattro giorni di cammino a cavallo o a piedi, dal Molise alla Puglia e viceversa, sui tratturi, strade a fondo naturale più o meno impervie. “Si dorme vicino a chiesette, in tende e sacchi a pelo, si cena vicino al fuoco col formaggio podolico – racconta – quello prodotto col latte di queste mucche, che mentre camminano mangiano erba fresca, da qui il nome. È un evento tanto umile quanto suggestivo. Si costeggiano i fiumi dove passavano i Sanniti. Quando si attraversano i centri abitati, si organizzano feste e la gente accoglie la mandria e i pastori con grande entusiasmo. C’è chi si aggrega anche solo per qualche chilometro. Ed è un bell’esercizio sportivo, visto che le mucche vanno alla media di 6 km/h. Se fossero stanziati dei fondi per la transumanza, identità del Molise, si potrebbero realizzare tanti progetti che sponsorizzino e permettano di condividere questi momenti – aggiunge -. Innanzitutto, bisognerebbe rendere i tratturi non solo visibili ma anche praticabili, delimitare quelli in erba e rendere più sicuri i tratti che incrociano le strade asfaltate, soprattutto per gli automobilisti. C’è già una buona rete di giovani dediti alle attività che riguardano il paesaggio, anche l’Università del Molise ha creato un master per la promozione del paesaggio culturale”.

Chi sono i Colantuono, perché hanno scelto di portare avanti una tradizione tanto faticosa, come vivono? “Sono una famiglia molisana e da quasi 200 anni si dedicano alla transumanza orizzontale di bovini – risponde Cavaliere – la sede dell’azienda è a San Marco in Lamis e possiedono due masserie, una in Molise a Frosolone e un’altra in Puglia. Producono il pregiatissimo caciocavallo podolico e investono davvero molto, in termini economici e umani, in questo lavoro. Potrebbero usare i camion, ma preferiscono fare come un tempo, è una forma di rispetto nei confronti degli avi. Carmelina Colantuono è l’unica donna a fare la transumanza, individuata dalla Regione Molise come simbolo dell’Expo. È una grande lavoratrice, molto umile, diplomata al liceo classico. Poi ci sono i cugini e i fratelli, Franco e Nunzio, Feliciano e tutti gli altri. L’età media è intorno ai 40 anni. Dallo scorso anno anche i figli li seguono,  e nei loro occhi è evidente l’orgoglio per il lavoro dei genitori”.

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