Agosto è stato per me un mese ricco di esperienze, stimoli, apprendimento, energia vitale. Ho trascorso le mie vacanze in Centro America, in quel piccolo stato che si trova tra Belize e Messico chiamato Guatemala. Non è stata propriamente una vacanza  (svegliandomi ogni giorno alle 5.30 del mattino) ma un progetto di viaggio organizzato con lo scopo di confrontarmi con la gente del posto, imparare, aiutare dove fosse possibile, vivere “il viaggio” fino in fondo.  Ecco che l’articolo di questa settimana vuole essere il racconto emotivo, intimo, di un’esperienza personale.

Perchè viaggiare non è soltanto spostarsi da un luogo a un altro. E’ “entrare” nella vita delle persone.
Ma vuol dire anche mettersi in gioco, cambiare prospettiva, vivere  situazioni che mai avresti vissuto se non avessi osato,   scegliendo il tipico viaggio turistico, con le comodità di un albergo a 5 stelle.

Per qualcuno, anche tollerare l’acqua razionata, raccolta alle 6 del mattino nella “pila” (grande lavandino a sezioni rettangolari), per poterla conservare durante la giornata è un’esperienza singolare; perchè siamo abituati ad averla sempre a portata di mano e spesso a sprecarla.

Accademia dei lingua maya di San Josè

Ho vissuto per quasi tutto il soggiorno in un piccolo paese nel distretto di Peten, San Josè, a un’ora e mezzo da Tikal.

Un villaggio decisamente poco turistico, con un’alta percentuale “indigena”, di discendenza maya. Da diversi anni è attiva l’Accademia di lingua Maya, che permette alle nuove generazioni di apprendere una lingua per molti anni proibita in Guatemala.

Gli “Abuelas” (gli anziani),  sono oramai gli unici detentori di questa lingua e la insegnano con piacere ai giovani che poi diventano docenti essi stessi presso l’accademia.

Volontariato e artigianato locale

Per qualche giorno nel piccolo villaggio ho insegnato inglese ai bambini della scuola elementare: un’esperienza appagante perché ho avuto modo di imparare un po’ di spagnolo attraverso l’energia dei più piccoli e trasmettere a mia volta.
Guatemala_FiorePlasticaLa scuola elementare presenta alcuni elementi interessanti. Come in molti paesi del mondo gli insegnanti lamentano la mancanza di fondi e spesso scioperano contro la pessima gestione del denaro pubblico. Ma le difficoltà spesso portano le persone a ingegnarsi, a trovare soluzioni creative per sanare le lacune del sistema.
Nella piccola scuola di San Josè i bambini raccolgono i tappi delle bottiglie per realizzare i propri giochi.
Con le stesse bottiglie creano simpatici fiori di plastica, diversi tra loro a seconda della personalità del piccolo creatore; i contenitori dei detersivi vengono invece utilizzati per la realizzazione di portaoggetti.
La mancanza di mezzi diventa a volte occasione per sviluppare l’ingegno.

Mi sono quasi commossa a vedere disegnati sull’asfalto i quadrotti della “campana”, memoria di un tempo che per noi non c’è più.
Ho poi visto i bambini  divertirsi con il “trompo”, una  piccola trottola in legno azionata da uno spago. Un  gioco che mi porta alla mente l’infanzia e le estati nel Sud Italia.
Durante la ricreazione non ho potuto far altro che insegnare loro l’unico gioco che ricordassi (essendo passati molti anni dai miei otto).  “L’orologio di Milano fa tic tac”!
Quando ho spiegato il funzionamento di questo gioco, ricordo ogni sorriso, ogni dente mancante delle loro bocche un po’ sguaiate, ogni sguardo stupìto.

Guatemala - riciclo
La loro curiosità per quella persona che arrivava da molto lontano. Da un paese che neanche riescono a immaginare, perché a scuola hanno solo la cartina del Guatemala.
Durante il mio soggiorno (vissuto prevalentemente in  famiglia)  ho cercato situazioni che potessero arricchirmi e che assecondassero il mio slancio creativo.
A San Josè sono diverse le famiglie che hanno piccole attività di artigianato locale. Nella zona è molto fiorente il mercato dell’olio di avocado e di cocco. Molto diffusa è anche la vendita di amache realizzate a mano.
Per pura curiosità mi sono soffermata sulla realizzazione di canaste, cappelli e campane da parte della famiglia di Adolfo.

Adolfo è un uomo sulla sessantina, con il volto pieno di rughe, le mani rovinate dal lavoro e la pelle bruciata dal sole. Raccoglie personalmente, nella foresta, una pianta che si chiama “Bayal”.
Guatemala bayalDurante il mini corso che gli ho richiesto per imparare a realizzare una piccola canasta, ha più volte sottolineato l’importanza della pianta, della sua qualità. E’ quasi un rito, la raccolta. Senza la pianta migliore, non si può avere un buon prodotto finale.
Il bayal viene sfilacciato con un machete. Man mano che si agisce sulla pianta, il colore del filo cambia a seconda della profondità del taglio. Una sola pianta, quindi, permette di ricavare diversi colori utili a creare un oggetto originale, dalla fantasia unica (qui, il breve tutorial per la realizzazione di una canasta in bayal).

L’amore, la passione di Adolfo verso questo lavoro sono stati per me motivo di grande curiosità e interesse, che si è esteso poi alla sua famiglia.

Una famiglia allargata: con lui vivono le figlie e i nipoti (situazione molto diffusa in Guatemala).
La casa è fatta di due edifici distinti: uno è la stanza da letto (in cemento), l’altra è la cucina.

La cucina è una “coloqcha”. Si tratta di un edificio realizzato parzialmente in terra, sacate (un’erba molto resistente) e legno. I tetti delle case nei villaggi sono prevalentemente di lamina.Guatemala - casa di terra

Come dimenticare la cara Julia di S. Andres (un villaggio a 2 km da San Josè)?

A lei devo due mini corsi di cucina guatemalteca: uno per imparare a fare le empanadas de champinones e l’altro per il “bollito de chipilin” (o tamalitos de chipilin), tradizionalmente fatto con la carne di maiale (nel nostro caso, omessa).

Ospitalità

A Julia devo anche alcune lezioni di spagnolo (che ha insegnato per molti anni presso una scuola di lingue); Julia si occupa anche di ospitare turisti e viaggiatori che abbiano bisogno di una sistemazione a buon prezzo [attenzione: sistemazione per turisti “flessibili” e poco viziati].

Situazione rifiuti

Per quanto riguarda la situazione dei rifiuti in Guatemala, ammetto… non ho mai visto un popolo che ci conviva così bene. Mentre le cittadine più turistiche del sud del paese (come Antigua) sembrano non essere distanti dall’estetica e dalla pulizia europea,  il nord è tanto creativo quanto “deliziosamente” caotico e disordinato.
Uso questo avverbio (deliziosamente) non a caso. Non potrei aspettarmi qualcosa di diverso. Perchè forse, “qualcosa di diverso” sarebbe noioso e poco affine ad un popolo così vitale e poco incline alla “disciplina” e al rigore delle nostre città.

Riferimenti
Qualora vogliate organizzare un viaggio nel nord del Guatemala e vivere una esperienza simile alla mia, ecco i miei contatti (basterà chiedere di loro, oppure chiedete i riferimenti nei commenti):
Inoltre per chi volesse insegnare inglese nella scuola di S. Josè (distretto di Peten),  la direttrice della scuola è disponibile ad accettare volontari.

Come si arriva a S. Josè
Da Città del Guatemala:

Aereo (1 ora) o bus (8 ore) per Flores e da Flores (Santa Elena), mini bus per S. Josè

Alexia Mangione

 

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