Ventidue anni fa prese la decisione più netta della sua vita: lasciare la città per la campagna, il tratturo, indossare giacca di capra, gambali e scarponi chiodati e abbracciare una nuova avventura, quella del pastore. Da poco, Mario Borraro aveva conosciuto Carmela, molisana di Frosolone, che avrebbe sposato e con la quale condivide da allora una fattoria in cui dimorano un’ottantina di pecore, cavalli e ben nove cani da pastore maremmano abruzzese, il cane della transumanza. Nativo di Caserta, Mario è diplomato al Professionale per l’agricoltura. Ha sempre avuto la passione per la natura e gli animali. Ha coltivato per anni il sogno di vivere un’esistenza serena, sostenibile, dinamica in un ambiente accogliente, quasi del tutto incontaminato.

Carmela Colavecchio è invece una predestinata: è stata battezzata da zi’ Felice Colantuono, il compianto ‘re’ della transumanza, e dalla nuora di questi, donna Vittoria. Nel suo futuro, prima o poi, ci sarebbe stato il tratturo Celano-Foggia, quello percorso ogni anno dai Colantuono nella grande transumanza in Puglia e Molise, e vissuto a tratti quasi ogni giorno dal marito intento a pascolare il gregge.

Ho conosciuto Mario quest’estate a Jelsi, un po’ tardi per un appassionato della transumanza che si rispetti. Poco prima che il regista e attore Pierluigi Giorgio gli consegnasse il riconoscimento speciale nel Premio La Traglia, Etnie e Comunità, abbiamo scambiato due chiacchiere. “Ok Mario, ti verrò presto a trovare nel tuo ambiente di lavoro e di vita” mi ero ripromesso. Ci andrò a breve perché lui incarna l’evoluzione della pastorizia, quella così come si faceva un tempo, ma con lo sguardo di un uomo moderno e attento all’ecosostenibilità dei campi, della civiltà agropastorale, dell’Italia verde, del Pianeta Terra. E con gli occhi curiosi di un appassionato di volo che ha avuto la fortuna di vedere il Molise dall’alto (a Frosolone aprì anche una Scuola per piloti, il Centro Volo Matese).

Mario e Carmela abitano in una casetta nelle campagne di Castropignano, a due passi dal tratturo Lucera-Castel di Sangro. In zona transita ogni fine maggio la transumanza dei Colantuono e Mario si gode lo spettacolo, come tutti, proprio nel tratto verso Torella del Sannio in cui la larghezza dell’autostrada verde è ancora quella canonica dei 110 passi napoletani. “E’ bellissimo – dice – tutto come un tempo, esistono pochi tratti in cui la strada erbosa è così ampia”. Ma del tratturo dice pure che “per renderlo praticabile sul piano pastorale e turistico bisogna tutelarlo perché anche dove i tratti sono ben conservati ci sono le linee elettrice, quelle telefoniche e il metanodotto, insomma un po’ di ostacoli”. Mario avrebbe un’idea per ‘risollevare’ la rete dei tratturi, una cosa interessante che merita un ‘pezzo’ a parte. Presto lo andrò a trovare. Per il blog, naturalmente.

Il 55enne pastore ci condurrà sui luoghi della transumanza, dei pascoli, dove nasce il processo produttivo come natura insegna dei suoi ottimi formaggi. Sui tratturi, che lui e Carmela hanno in concessione dal Demanio per ben 37 ettari, parleremo anche di come i pastori stanno affrontando lo spauracchio della ‘blue tongue’ che quest’estate ha falcidiato le greggi ma non la sua tenacia di buon guerriero Sannita ‘importato’. La sua giornata comincia alle 4 di mattina, a piedi, poi a cavallo, una sosta per controllare le email e verificare i messaggi di offerte, di nuovo in cammino, e a tarda sera il ritorno in azienda per la mungitura. Sarà dura per un ‘cittadino’, sia pure curioso, come me, ma ne varrà la pena, sferzati dalla brezza mattutina perché i tratturi e la transumanza (ormai lo sapete) sono come il vento…

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