27/05/06 ENRICO DUCROT, MANAGING DIRECTOR DEL TOUR OPERATOR VIAGGI DELL'ELEFANTE, NELLA SUA BIBLIOTECA DI LIBRI DI VIAGGI D'EPOCA
27/05/06
ENRICO DUCROT, MANAGING DIRECTOR DEL TOUR OPERATOR VIAGGI DELL’ELEFANTE, NELLA SUA BIBLIOTECA DI LIBRI DI VIAGGI D’EPOCA

Enrico Ducrot, esploratore, viaggiatore, e promotore di ecoluxury, ci racconta in cosa consiste questo processo di produzione che combina economia sostenibile ai più alti standard qualitativi nei viaggi. E ci tiene a fugare ogni iniziale dubbio: “lusso”  non è inteso come superfluo o solo costoso, ma dal latino “Luxus”, la cosa più bella o buona di altre, che evoca ammirazione e consenso. Perchè l’ambiente è la chiave di volta di un nuovo concetto di viaggio.

Cosa ti ha spinto a sviluppare un percorso di viaggi attento all’ambiente?

L’archeologia e il rapporto con la tutela ambientale e il turismo, che poi è diventato la mia attività, rappresentano dei paletti fondamentali della mia formazione. Inoltre ho sempre viaggiato e notato l’incredibile trasformazione del territorio, in particolare delle località turistiche che hanno subìto un cambiamento fortissimo e, specialmente a partire dagli anni ’60, devastante. Peraltro, il turismo si sviluppa nei luoghi più belli che sono anche i più delicati. Ho convissuto e sto convivendo con il conflitto tra portare avanti tra un’attività sul turismo, forse l’attività economica principale del mondo, e sviluppare nel contempo anche una serie di critiche e sensibilità che mi hanno portato ad incontrare delle persone con le quali abbiamo condiviso nuove idee e progetti. E da lì sono nate una serie di iniziative.

La parola lusso come si concilia con il rispetto della natura?

Australia (Uluru): Longitude 131°
Australia (Uluru): Longitude 131°

Incontrando albergatori e imprenditori sparsi nel mondo, ho notato che ognuno di loro aveva sviluppato all’interno di piccoli progetti (per esempio un albergo di 20\25 camere) una forma di sostenibilità della propria attività. Alla fine sono arrivati alla conclusione che per stare in piedi avrebbero dovuto rivolgersi ad una nicchia e offrire dei prezzi un poco più alti rispetto ai prodotti più di massa. Trovandosi in luoghi più remoti e particolari, le spese per far arrivare cibo, riscaldamento, elettricità sono di fatto più elevate che nei centri urbani.

E’ dunque un turismo riservato ai ricchi?

Io girerei il concetto. Il vero punto è che la sostenibilità economica di questi luoghi estremamente delicati non può sostenere l’impatto di masse. I singoli enti pubblici, come i Parchi in Africa, fissano le regole per le concessioni agli alberghi che non possono avere molte camere proprio per non alterare l’equilibrio ambientale dell’intero territorio. Ovviamente grazie a questi introiti l’Ente Parco potrà finanziarsi e tutelare l’ambiente. E in più gli standards di sostenibilità, fissati dallo stesso ente Parco, sono sempre più alti. Questi alberghi diventano dei veri e propri laboratori di sperimentazione e applicazione alla realtà avendo sempre come assoluto riferimento la sostenibilità, per esempio prevedendo il costante l’abbassamento dei consumi, la formazione del personale dell’albergo, etc.

Un consiglio per un turista più “comune” che vuole essere più attento all’ambiente?

Se si esce fuori dai soliti itinerari spesso si hanno sorprese dal punto di vista del prezzo. Od anche alloggiare in campagna e raggiungere la città, conoscendo così anche il contesto urbano. C’è bisogno di un’esperienza a tutto tondo. Un altro aspetto è cominciare a conoscere gli artigiani, ed entrare nei luoghi “minori”. L’artigianato viene un po’ bistrattato, in particolare dai grandi flussi turistici, invece è fondamentale. Penso anche ai musei meno noti (per esempio Palazzo Altemps a Roma è stupendo, ma ci vanno in pochissimi), penso ai produttori di cibo, di vino, all’agriturismo. L’approccio del “must” che devi per forza vedere in una città non lo condivido. Piuttosto, si tratta di vivere un territorio nei suoi luoghi più “veri”.

 

Valerio Ceva Grimaldi

 

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