Non è facile scrivere ora che ancora non si è capita l’intenzione di Bob Dylan riguardo al premio Nobel di cui è stato insignito….ma ci provo. Fin dagli anni ’60 Robert Allan Zimmermann (il vero nome di Bob Dylan) si è distinto per il suo impegno di denuncia sociale insieme ad un gruppo di altri artisti e cantautori come Joan Baez con la quale si è anche esibito durante la “Marcia su Washington” famosa per il discorso di Martin Luther King : “I Have a dream”.

I suoi brani hanno sempre avuto un etereo e contemporaneamente fermo imprinting di denuncia sociale, usando storie, metafora e soluzioni dialettiche ora da intuire, ora esplicite. Le armonie, spesso spoglie, sono prevalentemente accompagnate da chitarra ed armonica, e da una voce dalla timbrica estremamente particolare. Ma la parte del leone, nelle sue composizioni sono sempre stati i testi (o le poesie) che lo hanno contraddistinto a tal punto da farlo definire “manestrello”, come i vecchi cantastorie provenienti dalla commedia dell’arte o dalla  chanson de geste. I suoi temi spaziano dalla povertà generata nelle comunità rurali agli assassini di potere, dalla denuncia di malaffare a bucoliche e  ciniche descrizioni della vita nei campi.

Anche lo stile armonico è  passato dal folk di stampo classico a composizioni di chiara matrice rock s piazzando spesso critica e seguaci.

La carriera di Bob Dylan è costellata di successi e premi rifiutati, di dischi d’oro e Grammy Awards,  di esibizioni in  stato di ubriachezza a scontri con stampa e televisioni. Un artista insomma sopra le righe  fin dagli esordi.

Nel 1988, inserito nella “Hall of Fame” è stato presentato così da Bruce Springsteen: “Bob Dylan ci ha liberato la mente così come Elvis Presley ci ha liberato il corpo”…

Ed arriviamo ai giorni nostri  durante i quali ancora una volta Dylan tende a spiazzare le convenzioni; ancora oggi non si sa se il prestigioso premio conferitogli dall’accademia di Stoccolma sia o meno accettato e tutto ciò sta mettendo a dura prova la pazienza degli accademici di Svezia che lo hanno definito anche arrogante….ma tant’è…

soffiando nel vento, facendosi trasportare su mondi ed avvenimenti…”Blowing in the wind”…

Fabio Magrì

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