Plinio il Vecchio credeva che le ceneri della ginestra contenessero oro, beh i suoi fiori, bagnati dal sole, danno proprio quel colore!
Sicuramente, nel corso degli anni, Feste e tammurriate si sono adeguate ai tempi!
Hanno vissuto e vivono anche loro la crisi, il conflitto tra l’omologazione e la conseguente esasperazione dell’individualismo. Seppur gravosa come eredità, c’è chi , giorno dopo giorno, si fortifica le spalle pronta a raccoglierla con passione, dedizione e devozione!
<< Tempi che avevano un’altra luce>> dice spesso ‘o Lione ? Mai però gli ho sentito dire che tutto sta finendo!
E come potrebbe?  come-una-ginestra
Ricordiamolo: << la tradizione è l’insieme degli usi e costumi e dei valori collegati che ogni generazione, dopo aver appreso, conservato, modificato dalla precedente, trasmette alle generazioni successive >>.
Così dopo la prima dedica ad uno dei pilastri del popolo della tammorra, che non teme i giovani né li condanna, anzi… arriviamo alla Sciamarrella!
‘A sciamarrella è un attrezzo per lavori edili simile ad una picozzina: “Il male-peggio”, se ti colpisce da un lato fa male, dall’altro peggio!
Il soprannome di Valentina De Renzo fa riferimento alla veemenza, all’intensità con la quale suona la tammorra.
Aveva sei anni quando la nonna le regalò la prima, ore ne ha venti.
<< Ma non ti stanchi, tu sì accussì piccerella? E poi da dove la cacci questa voce? >>
Lei è effettivamete minuta, ma con una potenza disarmante!
Valentina vive di contraddizioni, non potrebbe essere altrimenti per lei che affonda le sue radici nel quartiere storico di Somma del Casamale alle pendici della Montagna Fredda, che si antepone a quella calda del Vesuvio.
<< Sono come una ginestra >> esclamò scendendo dall’Avvocata complice la stanchezza o qualche bicchiere di vino in più: << che attecchisce solo in terreni aridi, franosi, rocciosi. E’ un sempreverde, eppure da il meglio di sé con la fioritura solo poche volte>> – riferendosi alla sua capacità di affrontare discorsi impegnativi solo in determinate condizioni o passate le due di notte!
Lì per lì non ci badai, ma le attinenze con quel fiore per lei non finiscono qui!
La ginestra che adorna la pertica, simbolo di un rituale antichissimo che chiude la festa della Madonna di Castello.
La ginestra che, nel linguaggio delle piante, indica e l’amore in tutte le stagioni e la modestia e l’umiltà, e la luminosità e lo splendore…
La ginestra, non la variante etnea che finirà per mangiare il Vesuvio, ma quella spartium junceum raccontata da Leopardi, che difronte alla perdita di ogni speranza e all’impossibilità di una prospettiva per il futuro, spargerà il suo profumo e si farà rimedio.

Oh si, si. Ce ne saranno ancora!

 

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