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Rossano Ercolini è un maestro elementare di Capannori (Lucca). Nel 2013 ha vinto il Goldman Environmental Prize 2013, un prestigioso premio ambientale che non veniva assegnato a un italiano dal 1998 (una sorta di “Nobel per l’ambiente”).

Rifiuti zero, altro che slogan: deve diventare la norma.
In Italia già coinvolti 250 Comuni, 5 milioni di abitanti.

Il tema dell’ambiente è un po’ sparito dal sistema dei media e dai principali dibattiti politici. Cosa ne pensa?

E’ un’analisi che condivido. Faccio l’esempio di “Porta a Porta”, in cui si parla del seno rifatto ma mai delle terre rare, o di come si recuperano i metalli preziosi dai rifiuti elettrici ed elettronici. Però nella società, grazie ad internet, metà della popolazione è in grado di conoscere ciò che sta avvenendo. In realtà nella società civile la percezione del problema ambientale è cresciuta enormemente.

Strategia rifiuti zero: come si risponde a chi pensa sia solo uno slogan irrealizzabile?

Intanto, la definizione della strategia è stata coniata dalla Toyota, muove dunque proprio da un approccio pragmatico-economico: collega il crescente flusso di rifiuti alla scarsa efficienza dei processi produttivi. Con la competizione globale, con la Cina, l’India, che copiano il nostro modello, l’approvvigionamento delle materie prime, specialmente in Europa, è sempre più complicato, per cui lo Zero waste è nell’agenda della macroeconomia. Non a caso l’Europa ci indica il passaggio dall’economia lineare (estrazione, manifattura, distribuzione, consumo, smaltimento, per poi ripartire) a quella circolare (copiare la natura), per cui lo scarto di un processo vivente diventa la base di un nuovo processo vivente, lo scarto di un processo produttivo deve divenire la base di un nuovo processo produttivo. Chi attribuisce al termine rifiuti zero solo un afflato visionario e idealistico dimentica che noi siamo nell’epoca in cui rifiuti zero deve diventare la norma, non la fuga in avanti di qualche sparuto visionario. In Italia sono 250 i Comuni che hanno adottato la strategia rifiuti zero, coinvolgendo 5 milioni di abitanti. Sono, questi, una serie di argomenti che definiscono ‘retrò’ la posizione di chi ancora si attarda a definire idealistico il richiamo all’attuazione dei 10 passi di rifiuti zero.

Quali difficoltà incontrano le città, in particolare le più grandi, nella realizzazione di questa strategia?

E’ molto più semplice partire dai piccoli e medi centri, ma ormai anche i capoluoghi di provincia sono coinvolti. Lucca, Mantova, Benevento…però in realtà non ci sono motivi che non giustifichino la praticabilità della strategia rifiuti zero anche nei grandi centri. San Francisco, circa 900mila abitanti, è un po’ il nostro modello di riferimento, poi va ricordata Lubiana con circa 380mila abitanti. Anche Parma ha adottato questa strategia. Un caso particolare è quello di Napoli, dove l’adozione della strategia rifiuti zero gode di un’attenzione particolare. La situazione di Napoli è mediamente più complessa delle altre città, però devo dire che finalmente anche qui c’è una gestione dei rifiuti e l’impegno della riconfermata amministrazione è quello di andare verso rifiuti zero. Milano è diventato il centro più popoloso al mondo dove c’è la raccolta della frazione umida, realizzata su un milione e 400mila abitanti. Tutto ciò è una conferma che si tratta di un problema nelle mani dei decisori politici. Rifiuti zero si può fare a Milano, si può fare a Napoli, si può fare anche a Roma. Naturalmente la scalarità rende più complesso il percorso: rifiuti zero non è domani. Partendo oggi si realizza di qui al 2030. Forse proprio a zero non ci arriveremo mai, ma ci dobbiamo arrivare maledettamente vicino.

Ecosport lancia l’iniziativa “Abbracciamo Vivara” che coinvolge le scuole. Ritiene che, oggi, nei giovani la coscienza ecologica sia più forte rispetto agli anni scorsi?

La percezione è sicuramente aumentata. Sono un insegnante elementare, quindi parlo con almeno un po’ di cognizione di causa. Poi chiaramente dipende dalla modalità attraverso la quale la questione ambientale viene trasformata in argomento di studio ed approfondimento. Non sempre le fonti mettono i ragazzi nella condizione di capire l’origine dei problemi. Mi ha scandalizzato che, quando siamo andati a scegliere i libri di testo per l’anno in corso, su quasi tutti i sussidiari si rivolge un peana all’uso degli inceneritori che ci salverebbero dalle discariche. E’ la prima volta che vedo la lobby dell’incenerimento puntare sulle case editrici, rivolte ad un pubblico di così tenera età, e tentare una sorta di lavaggio del cervello. La scuola riveste un’importanza crescente. Bisogna rispondere all’accresciuta percezione del problema ambientale da parte dei bambini, dei giovani, con un’informazione che sia scevra dalla pressione delle lobby. Il prossimo anno l’educazione ambientale diventerà obbligatoria e trasversale a tutte le discipline, e quindi la formazione dei formatori diventa fondamentale. Quanto ad “Abbracciamo Vivara”, abbiamo dato come Zero Waste Italy la nostra convinta adesione a questa iniziativa così ambiziosa e ricca di suggestioni simboliche. Abbracciare Vivara significa abbracciare il nostro pianeta.

Valerio Ceva Grimaldi

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