“Riconoscendo ed onorando coloro che ci hanno preceduto, attingiamo alla grande forza che viene dal passato: quando ogni relazione viene onorata il destino si rivela. Amore, gratitudine e umiltà rendono il viaggio possibile, la meta raggiungibile”.

Umberto Carmignani

Una manciata di anni fa vivevo a Parigi, ero partita dalla mia Università di Siena con una borsa di studio per andare ad intervistare un poeta contemporaneo e farci la mia tesi di Laurea. E questo era il motivo ufficiale, la verità è che ero fuggita. Dalle responsabilità, da un rapporto invadente, da una vita che faticava ad ingranare.. e in questa mia fuga nella bellissima Parigi mi ci ero anche persa. Tagliati tutti ponti con la vita precedente, tinti i capelli di rosso, perso il numero del poeta, e via. Adesso chi sono. E non so come mi prese un giorno di salire su un treno, dimenticare il passaporto, e partire per Parma, a trovare lo zio Fats, un caro amico di famiglia che tra le tante cose si occupava anche di Costellazioni Familiari. Me ne aveva parlato una sera a Firenze, a casa dei miei, vedendomi senza bussola e intuendo il mio malessere, e mi aveva dato un libro da leggere, Senza radici non si vola, di Bertold Ulsamer.

Le Costellazioni si basano sul concetto di energia, di cui tutti noi siamo fatti, che a causa di determinati eventi avvenuti in un sistema familiare può subire dei blocchi e non fluire più libera, in questi casi si è come irretiti in un conflitto che non ci permette di andare avanti nella vita. Secondo lo psicologo tedesco Bert Hellinger ogni individuo è influenzato dal proprio patrimonio genetico e da tutto il suo sistema familiare, risalendo anche a diverse generazioni precedenti. Così, accade a volte in una famiglia che gli stessi eventi si ripetano, che le persone che portano lo stesso nome siano legate da destini simili, che azioni di un antenato si ripercuotano nel presente, insomma, fatti apparentemente inspiegabili che invece hanno una vera e propria declinazione. 

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L’albero genealogico della famiglia Buendìa, da Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcìa Màrquez

Andai a Parma e partecipai ad un seminario, con tutta la mia leggerezza e con tutto il mio scetticismo. In una stanza, in mezzo a tanti sconosciuti seduti in cerchio, a turno ognuno viene invitato dal terapeuta a scegliere delle persone per rappresentare i membri della propria famiglia e a disporli nello spazio come crede. La prima è una ragazza giovane, avrà più o meno la mia età, e sceglie me, per rappresentare se stessa. Appena sceglie la madre e me la mette di fronte comincio a sentirmi piena di rabbia, non ho voglia di guardare quella sconosciuta e ho un nodo in gola. Quando poi le mette vicino un uomo, mio padre, il mio viso si volta dalla parte opposta per non vederlo e riesco a stento a trattenere le lacrime.

Perché succede così, siamo tutti collegati a ad un certo livello di coscienza, e  se tu scegli qualcuno per rappresentare una determinata persona, anche se quel qualcuno non ti conosce e non sa niente della tua storia, suo malgrado, comincia a comportarsi esattamente come quella persona. Attraverso questa rappresentazione emergono dei comportamenti non corretti, dei fatti taciuti, dei nodi che il terapeuta aiuta a sciogliere nel corso della sessione. Ognuno è testimone della vita dell’altro, e senza dirsi una parola, tutti escono da quella stanza avendo compiuto un lungo viaggio insieme.

Potete crederci, oppure no. Addirittura potreste provare: il 12 novembre a Roma The Healing Temple organizza un incontro di Costellazioni Familiari con Paola Avallone, se vi ho incuriositi andate a capirci di più seguendo link dell’evento, se vi ho convinti iscrivetevi (fino al 30 ottobre!)

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