Quando nasciamo ci sono sette secondi, i primi sette, che sono di positività assoluta, di benessere incondizionato, con la completa ignoranza di stimoli esterni e di ciò che la vita può riservare.

youssou-ndourForse è per questo messaggio che, a distanza di oltre venti anni “7 seconds” resta uno dei successi degli anni novanta più ascoltati ancora oggi; ed è quello che ha portato alla conoscenza popolare un artista del calibro di Youssou ‘N Dour. Eppure la sua musica ipnotica che attingeva dalla tradizione delle danze “Mbalax” del suo Senegal lo aveva portato ad essere già apprezzato da artisti del calibro di Peter Gabriel e Paul Simon, Sting e Neenah Cherry. Nato in una famiglia di “griots”, una specie di cantastorie fondamentali nella trasmissione della cultura africana, si dimostra subito un predestinato incominciando a cantare fin da piccolissimo ed incidendo il suo primo singolo a 16 anni. Youssou ama mescolare la tradizione a suoni caraibici, fino ad arrivare ad una occidentalizzazione dei suoni che rende la sua musica “una liana tra l’Africa e MTV”…

La ribalta ottenuta gli permette di far sentire la sua voce anche a livello sociale, soprattutto riguardo a cause che coinvolgono il suo continente; lo troviamo in prima fila in battaglie contro la siccità, la povertà, l’apartheid, la schiavitù, l’emigrazione, i bambini malati di Aids. Abbraccia la causa di Amnesty International e, a fronte dei notevoli sforzi in tutte queste attività nel 1993 diventa ambasciatore dell’UNICEF.

La sua ricerca di una globalizzazione che, partendo dall’Africa, abbracci tutto il pianeta passa anche per due strade diverse: quella dell’impegno per l’azzeramento del debito pubblico verso gli Stati del terzo mondo e la via della musica, della sua musica, dove a tutte le connotazioni già presenti aggiunge stilemi, suoni e suggestioni del mondo arabo.

Da aprile 2012 è ministro della cultura nel governo del suo paese, il Senegal.

La vita, ci dimostra, può essere viva, attenta, impegnata, sentimentale, curiosa…ma quanto sono importanti quei primi 7 secondi…

Fabio Magrì

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