Mi è capitato di recente di fare un “bagno catartico” , un vero e proprio viaggio nella lingua italiana parlata. Ad un evento benefico a favore di un ospedale in India ho prestato le mie modeste ed arrugginite doti di chitarrista accompagnando un amico di fronte ad una platea variegata di tutte le età, ma in prevalenza under 25. Durante l’assolutamente professionale  prova dei suoni o “sound check”, il primo ragazzino alla consolle audio proferiva parole come “ti switcio un attimo” oppure “standbaizzati che sono in hard” e ancora “ceccka ora”!. Non mi dilungo troppo sugli esempi, che nel corso della serata si sono susseguiti in maniera ossessiva da parte e nei discorsi di tutti i giovanotti presenti, ma piuttosto sulla riflessione che immediatamente è scattata, insistente, nella mia mente; forse perché neanche troppo latente. Ma porca miseria! Parliamo una delle lingue più belle e complesse (come possibilità costruttiva) del mondo e allora perché diavolo c’è bisogno di storpiarla in questo modo appropriandosi in maniera orrenda di termini inglesi oltretutto spesso impropriamente? Chi non si arrende all’evidenza, come me, al posto di fare come le famose tre scimmiette dovrebbe fare qualcosa. Magari anche solo spiegare che il “copia – incolla” è una goduria (Camilleri dixit) solo se usato a ragion veduta e che il web è una rete che serve a pescare nel grande mare delle conoscenze con una velocità che inganna perché il seguente apprendimento necessita comunque di tempo e fatica. E magari nel contempo insegnare che un documento non si “scanna” come un’animale al macello, ma si digitalizza. Pazienza per i “perché” che nei messaggi diventano una ics seguita da un che con l’accento, ma troppe scorciatoie generano errori. O orrori.e-book

“Sei vecchio!” – mi dicono. “E questo che c’entra” – rispondo – “piuttosto ogni tanto su quel bel palmare scarica un bel e-book o perché no, datti al book crossing, ma dalla parte di chi raccoglie e scambia non di chi abbandona!”

A proposito: voi avete capito cosa voleva dire quel ragazzino? Io, per fortuna sì, ma che dolore!

Gian Luca Bovero

 

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