Negli anni ’60, il periodo del Movimento Hippy e delle lotte per la pace ed il rispetto per l’ambiente, alcuni artisti cominciarono a sperimentare una nuova forma di arte, a contatto la Terra. La Natura con i suoi paesaggi divenne la tela, il pennello e lo scalpello dei pionieri della Land Art (o Earth Art).

geoglifi_06L’artista divenuto esploratore visita luoghi per lui “inesplorati”, investito da una vigorosa sensazione si lascia suggestionare, dalla sua ispirazione ne nasce un opera: una traccia impressa nella Terra “usata” dall’uomo ma al cospetto degli Elementi. Gli «Earth Artists» non amano la commercializzazione dell’oggetto artistico, sanno bene che i loro interventi, che di solito si rifanno a forme primitive incise su antichi reperti, sono soggette al trascorrere del tempo che con il passare degli anni modifica o cancella l’opera.

Terre selvagge e sconfinate vengono scoperte ma contrariamente a desert-breath-znajduje-sie-w-el-gouna-u-wybrzezy-morza-czerwonegoquanto avviene di solito non sono soggette ad una invasione sconsiderata ne violenta.

Questa arte che è contro il mercato dell’arte, tra il 1995 e il 1997 ci regala un opera davvero straordinaria: Il Respiro del Deserto (desert breath). In una zona vicina al Mar Rosso, nel deserto egiziano, l’artista Danae Stratou e agli architetti Alexandra Stratou e Stella Constantinides, danno vita ad una forma geometrica fatta di coni di sabbia concavi e convessi e messi a spirale su una superfice di centomila metri quadrati. Al centro una “pozza” d’acqua!

Nel deserto, non un paesaggio ma uno stato della mente, forse l’unico luogo sulla terra dove è possibile percepire il senso di infinito, l’uomo/artista utilizzando la sabbia come tela e come colore ha realizzato un’opera dall’immagine perfetta, surreale, ipnotica. Un opera soggetta ai venti del deserto che inesorabilmente rimetteranno i granelli al loro posto, o altrove.

Magari è già successo, se volete potete controllare: Google Earth (coordinate: 27°22’54.59″N, 33°37’48.46″E)

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