Il rapporto tra Jules Verne e la speleologia di esplorazione è fatto di personaggi che entrano in un vulcano in Islanda e sbucano ai piedi dello Stromboli. E’ fantascienza, ma mi offre oggi uno spunto per lanciare un’idea (da vecchio appassionato di speleologia). Un viaggio per tutta l’Italia (per cominciare) seguendo un ideale percorso nelle viscere della terra. Ci sono almeno due opzioni. La prima, poco impegnativa, è quella di procurarsi una guida delle cavità attrezzate per il turismo e godere in tutta tranquillità dei magnifici scenari che fenomeni chimici e meccanici come il carsismo hanno creato; concrezioni a volte decisamente spettacolari, cunicoli e gallerie di impareggiabile bellezza e, nelle grotte “attive”, laghi, fiumi e cascate emozionanti e, a volte, persino inquietanti per il fragore che risuona in un ambiente che anche se illuminato appare comunque oscuro.

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Esistono poi numerose grotte che sono accessibili solo dopo una preparazione specifica e sto parlando, a metterle insieme, di migliaia di chilometri di sviluppo e quasi altrettanti di profondità. È questa la seconda e ben più affascinante opzione; faticosa, ma decisamente appagante.  Quasi ogni regione d’Italia ospita validissimi gruppi speleologici che attivano, annualmente corsi di avvicinamento alla pratica in questione che, se convinti a proseguire, spalancano le porte all’ultima vera frontiera dell’esplorazione di ambienti sconosciuti. Non esiste al mondo una mappa in cui ci siano le cosiddette “zone bianche”, quelle parti del pianeta per l’appunto non ancora mappate, al contrario persino abissi già ampiamente esplorati spesso continuano a  rivelare novità. È doveroso ricordare che ogni gruppo ospita al suo interno geologi appassionati che sono una miniera di informazioni soprattutto per chi si avvicina alla speleologia senza essersi mai avvicinato alle scienze della terra, e inculcano anche, ricordando gli ultimi tristi avvenimenti, un po’ di sana cultura del territorio. Vi segnalo dunque uno dei gruppi più rinomati d’Italia; si trova a Torino, promuove corsi annuali ed è il Gruppo Speleologico Piemontese .

Mischiando un po’ le due opzioni citate  potremmo programmare grotta-di-rio-martinoun viaggio partendo dalla Grotta di Rio Martino alle pendici del Monviso; una parte è attrezzata e porta fino ad una splendida cascata di 70 metri di altezza, ma con la giusta attrezzatura si può percorrere (in salita, cosa inusuale) la via detta “dei saluzzesi” e quella cascata contemplarla dall’altovia-dei-saluzzesi e, udite udite, risalendo le pozze e le cascatelle che la precedono, arrivare, non senza difficoltà e pericoli oggettivi, ad una “sala” in cui i vecchi esploratori hanno addirittura costruito tavolo e panche in ferro. Io lo trovai incredibile considerato il “mazzo” che mi ero fatto, allora giovincello, per arrivare sino a lì, ma col tempo capì che tutti gli speleologi recano in sé un po’ di sana follia.

Dal Piemonte di Rio Martino (e tantissime altre cavità soprattutto sulle Alpi Marittime) con molta facilità possiamo programmare, contattando i vari gruppi, svariate centinaia di tappe per l’intera penisola isole comprese. “Salire per scendere e scendere per risalire” suona strano, ma, credetemi sulla parola, bellissimo anche se non saremo mai catapultati fuori dall’isola di Stromboli.

 

 

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