Di Muri Commestibili ce ne hanno già parlato Paola Coppola la redattrice U.S.A. nel suo articolo “Un straordinario professore, Mr. Stephen Ritz e i suoi Muri Mangiabili”  e la redattrice Letizia Masullo nel suo articolo “HOME FARM: la Fattoria Urbana per Anziani Bio”.

orto-verticale-barattoliTorniamo sull’argomento e vediamo di cosa si tratta. Quante volte abbiamo visto i tetti della case e le case stesse ricoperte esternamente da piante rampicanti, si facevano crescere per bellezza ma anche per mantenere l’edificio  termicamente isolato, insomma stiamo parlando di vecchie e buone pratiche.

Pare che la prima installazione di Muri Commestibili e Giardini Verticali sia da attribuire ad a George Irwing, un tempo semplice installatore ma adesso titolare e  fondatore della Green Living Tecnologies di Rochester.

Grazie ad una sua idea lattuga e ortaggi hanno preso il posto di edera e fiori. Nasce così la nuova frontiera dell’edilizia sostenibile denominata “edible wall”, vale e dire “muro commestibile”.

verde-verticale4L’idea è geniale basta avere un po’ di tempo libero, la volontà di fare ed una o più pareti disponibili (la seconda è più difficile). In pratica si tratta di avere un orto in casa o nel proprio ristorante, verdure di stagione sempre fresche e a portata di mano. Non so se avete capito ma non c’è bisogno di avere un giardino, basta una parete, l’allestimento è semplice e variegato, basta guardare le immagini per capire.

Benvenuti nel mondo dell’alimentazione sempre verde e del risparmio. L’erogazione di acqua è “a pioggia” e potete anche dimenticarvi di andare dal negozio di verdure.

C’è un altro fattore non di poco conto: gli odori. Dovete solo capire quale è la parte adatta esposta al sole e alle correnti di aria.

Una nota di merito va a Stephen Ritz, un insegnante di scienze del Bronx che ha saputo coniugare questa nuova pratica con il recupero positivo dei ragazzi che vivono in situazione di disagio sociale. Stephen Ritz  si è posto questa domanda: “come posso insegnare scienze in un ambiente in cui non c’è nulla di vivo? E come posso allo stesso tempo creare delle opportunità per degli studenti che altrimenti saranno costretti ad abbandonare queste comunità?”

La risposta è nel succitato articolo, quello della redattrice Paola Coppola.

 
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