Quello che avevo in programma questa settimana era un articolo su un qualche capodanno alternativo, avevo già adocchiato un paio di eventi interessanti da segnalarvi, ma la vita è quello che accade mentre sei preso da altro dicono, e a volte ti accorgi appena in tempo di avere una storia tra le mani, e l’esigenza di condividerla. A volte ti trovi nel posto giusto al momento giusto. Io mi trovavo nel posto sbagliato, ma il momento era perfetto e Gatto Otto lo sapeva. Ecco perché quella mattina ha deciso di passare proprio di lì, nel suo vagabondare morbido e assorto, perdersi un po’ per le vie del centro di Roma, ed insegnarmi così la via di casa. (Non serve che vi faccia tutto il preambolo sui poteri mistici dei gatti vero?)

Mi spiego meglio, io stavo lavorando, e non potevo certo occuparmi di lui, ma come si fa a lasciare un gatto in mezzo ad una strada trafficata con gente che corre in fretta a destra e a manca in preda all’incontenibile isteria pre-natalizia? Non si può, infatti. Dovevo assolutamente trovargli un posto caldo e sicuro, mentre cercavo il suo padrone. Le telefonate alle varie associazioni animaliste erano state tutte vane, la domenica siamo tutti un po’ meno animalisti a quanto pare, e io me ne tornavo a casa senza una soluzione. L’indomani avrei stampato la sua foto in varie copie e le avrei distribuite per il quartiere. Un gatto così bello e così socievole era di certo molto amato, e si capiva subito dai suoi modi gentili che era abituato a frequentare ambienti di un certo livello, forse circoli di intellettuali e salotti della cultura. La sera gli ho letto il Gattopardo e si è addormentato, comodamente adagiato sul mio fianco, più reale di un re sul triclinio dopo un pasto soddisfacente.

La mattina al bar mentre lascio un volantino un ragazzo sente la mia storia e mi dice di conoscere il padrone, lui che sa tutto e che per lavoro di gente ne vede passare parecchia. Ha una macchina fotografica a tracolla, due occhietti azzurri da malandrino e l’aria annoiata di chi non ha ancora trovato uno scoop. Fa il paparazzo, e oggi ancora non è passato nessun divo da fotografare. Mi accompagna in via Margutta, alla Galleria O.A.C. Margutta 9, che però è chiusa, non c’è nessuno. Continuo a lasciare foto di Otto all’edicola, alla lavanderia a secco, al supermercato, al vicino antiquario e al corniciaio, e nella speranza che tornino presto rimango in giro nell’insolito freddo del dicembre romano. Quando verso le 17.00, finalmente, il dolce suono che avevo atteso tutto il giorno, il mio telefono squilla e dall’altra parte del filo c’è una voce energica e sorridente: -Tu hai trovato Otto! –

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La padrona di Otto, che è sicuramente uno sciamano, si chiama Sabina, ed è una fata, discendente diretta della Fata Turchina. Mi accoglie con un gran sorriso e una caramella alla liquirizia e mi fa accomodare su una comoda poltroncina, vuole sentire la storia che ho da raccontare, vuole conoscermi. Allora cominciamo a parlare, e scopro che questa signora è una mental-coach, una pranoterapeuta, e una chiaro-udente, cioè una persona che riceve “medianicamente” dei messaggi da consegnare a qualcuno. Evidentemente il messaggio che aveva per me era molto potente, ed il gatto Otto, che non è uno che mette tempo in mezzo, è venuto a cercarmi per fare in modo che mi venisse consegnato a dovere.

Quello che ci siamo dette in quella stanza non è possibile raccontarlo qui, una voce sconosciuta mi ha illustrato i più intimi passaggi della mia vita, mi ha fatto dono della consapevolezza, e di un’opera di una giovane promessa dell’arte contemporanea. Insieme siamo andate in una galleria vicina, per il brindisi di auguri di Natale, e lì ho conosciuto le persone che organizzano I Love via Margutta, un’iniziativa ideata dalla Progetto Editoriale Editions e dallo studio IADA per la promozione e la diffusione della cultura e dell’arte contemporanea a Roma, in collaborazione con l’Associazione Internazionale di Via Margutta e la Galleria Vittoria.

Morale della favola? Che siano bianconigli o suadenti gatti americani, seguiteli. Vi porteranno sulla via di casa, a dimorare nella vostra identità, o perfino in cima ai vostri desideri.

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