Ho fatto tombola”nel gergo comune ormai significa “aver avuto un grande colpo di fortuna”! 

Beh, i motivi di questa associazione sono diversi e arrivano a noi da mooolto lontano…
Questo periodo dell’anno, di inversione “apparente” del moto solare, che va dal solstizio di inverno al Natale, venifa festeggiato ed era conosciuto, già nell’antica Roma, con il nome di Saturnali. Saturno, dio contraddittorio, chiudeva un ciclo per aprirne uno nuovo:  ritirava i dadi dalla tavola e li rigettava formando nuove combinazioni…

saturnaliEd Il gioco d’azzardo era strettamente connesso con lui, tanto che a Roma era permesso giocare soltanto in quei giorni, così come solo in quei giorni era permesso, ad esempio, scambiarsi i ruoli: Gli schiavi non erano più servi dei loro padroni! Le scuole restavano chiuse, veniva imbandito un grande banchetto al quale tutti erano invitati a partecipare e udite udite: Tutto a spesso dello stato! Questo si che per noi significherebbe “dare i numeri”! Ed i numeri, come vi stavo anticipando, erano sacri al dio, era lui il detentore delle chiavi del “grande gioco cosmico”, il gioco-oracolo con il quale anticamente, e non soltanto a Roma, si cercava di dare responso ai grandi perché della vita! Uno dei primi a mettere in relazione il modo dei sogni con quello dei messaggi ultraterreni fu, nella civiltà greca, Artemidoro da Daldi. Ed è a Partenope, città peraltro della magna grecia, che avvenne l’incanto…

Era il lontano 1734. A quell’epoca nel Regno delle due Sicilie, e soprattutto a Napoli,  il gioco del lotto  era particolarmente diffuso…  La smorfia, da Morfeo, dio del sogno, è la nostra cabala (ovvero tradizione) del lotto per interpretarne i sogni e poi poterli giocare confidando in un ambo secco, ma meglio un terno… Insomma, pe’ truva’ ‘a ciorta (trovare fortuna)!
Dicevo… 

Carlo III di Borbone e il frate domenicano Gregorio Maria Rocco erano fortemente in disaccordo tra loro. Il re voleva rendere legale il gioco del lotto per incassare i soldi spesi dal popolo con  le scommesse; il frate, si opponeva ritenendolo motivo di allontanamento dalla preghiera. 
Alla fine della disputa il re ebbe la meglio, tuttavia concordò con il frate che  il gioco sarebbe stato sospeso durante le festività natalizie..

tombolaMa i napoletani non erano disposti a rinunciare al loro divertimento e continuarono a giocare al lotto… in famiglia! I novanta numeri furono messi dentro “panarielli” (cestini di vimini), vennero inventate le cartelle con i numeri disegnati per tenere conto delle estrazioni successive e ad ogni numero venne associato un significato… Così il gioco pubblico del lotto, figlio del gioco cosmico di saturno, divenne  la tombola . Tombola da  tombolare  – roteare, far capitombolare i numeri nel paniere – o tumulo, per via della forma a piramide dei panieri dell’epoca!

Chest’è ‘a mano ‘e chist’è ‘o culo d’o panaro!

E’ sempre Napoli a dar vita e forma ad un’altra reminescenza storica..
Per i Greci l’ermafrodito era il culmine della meraviglia perché figlio della bellezza, rappresentata dalla dea Afrodite e del dio Ermes, messaggero degli dei e grande amante; mettici poi quel momento di passaggio e di rinnovamento annuale in cui  regnava Saturno con i suoi riti  di rovesciamento e di sospensione dell’ordine, ed ecco che a Napoli diventa tradizionale la versione della Tombola dei Femminielli. Si tratta di una versione “scostumatissima” del gioco dove possono partecipare esclusivamente loro e le donne.

Chi sono loro?  Ecco la prima descrizione scritta che si trova ad opera di Giovan Battista Della Porta:<< …come donna attendeva alla cucina et alla conocchia [a filare]; fuggiva gli omini, e conversava con le femine volentieri, e giacendo con loro, era più femina che l’istesse femine; ragionava come femina, e si dava l’articolo femineo sempre …>> I femminielli tirano i numeri a sorte urlandoli, tra battute colorite e allusioni sessuali. Il numero può anche non essere nominato, ma sostituito dal suo significato che andrà a creare, con quelli successivamente estratti, storie sempre diverse!

E mo’ facimmece ‘na risata (19) che è festa (20): AMBO!

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