3… 2… 1… Buon Anno! Eh si, ormai manca pochissimo per il 1 gennaio 2017!
Facciamo l’ultimo giro di questo 2016 nelle tradizioni che accomunano tutto lo Stivale!

<<Albachiara prendi il pacco di lenticchie forza, più ne conti, più soldini avrai>>. Buon Anno
Mia mamma ci teneva particolarmente a questa storia della “conta”, ma detto fra noi, non ha mai funzionato tantissimo.

Fatto sta che le lenticchie, richiamo ai soldi, e lo  zampone, simbolo di opulenza, formano un’accoppiata vincente per il piatto tipico degli ultimi minuti dell’anno degli Italiani.

Poi c’è lei, l’immancabile mutandina rossa! Da dove parte questa usanza? Ve li vedete gli antichi Romani con le mutande rosse? No? Fate male! Americana, del dopoguerra, quella invece che l’indumento rosso debba essere regalato e rigorosamente usato una volta sola.

Rosso che simboleggia il sangue e l’energia vitale ed esorcizza la paura della morte, rosso che indica prosperità, scaccia le forze negative, rappresenta il cuore e i sentimenti… Sempre ai Romani la piacevolissima abitudine del farsi regali di buon augurio. Loro chiudevano l’anno con i Saturnali (a volte ritornano), e festeggiavano l’inizio del nuovo, il 1°gennaio, con le celebrazioni in onore del dio romano Giano (da cui Gennaio), dio bifronte che guarda alla fine e all’inizio! Era previsto, durante tutto questo periodo, lo scambio di doni augurali, le “streniarum commercium”. Le strenne sono valide dal Nord al Sud, sempre e comunque.

12 chicchi d’uva e tanti chicchi di melograno, fanno sì che gli italiani e non solo (viene dalla spagna questa tradizione), possano trascorrere un anno dove prospererà l’abbondanza. E vogliamo dimenticarci del classico lancio della tazzina, piatto, bicchiere o altro, per terra? Una volta si usava “buttare” giù gli oggetti da una finestra o dal balcone.  A me piaceva tanto rompere le “robe vecchie” fuori al terrazzo di casa! Scaraventare oggetti per terra era un po’ come scaricare la tensione di un anno intero.

frasca

Nella notte di san Silvestro (la sua festa liturgica è il 2 gennaio), santo nativo di Troina (in provincia di Enna, Sicilia) che visse nel secolo XII, monaco basiliano di grande generosità e capacità taumaturgiche, è usanza deporre sul suo sepolcro dei ramoscelli di alloro per rendergli omaggio. Alloro anche per un rituale recuperato dalla tradizione popolare contadina. Prevedeva una formazione collettiva di anziani, giovani, bambini, che andavano in giro portando proprio una frasca di alloro addobbata con nastri e campanelli. Il suono allontanava le cattive venture e nel contempo propiziava felicità e prosperità per l’anno a venire; l’alloro come vittoria, e trionfo.

I canti della “frasca”, in tutti il Vesuviano e in particolare tra Poggiomarino e Marra (Scafati), comprendono tarantelle e tammurriate, con ballatori che al suono di tammorre, putipù, castagnette, tricchebballacche, scetavajasse, fisarmonica, oganetto e ciaramella, “abballano” intorno a questo ramo di alloro alto circa due metri! Non avendo, ahimé, il dono dell’ubiquità, io vi aspetterò proprio lì, per salutare insieme il 2016 e accogliere a piazza Zaffaranelli il nuovo anno!

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