Cosa ci fa sui tratturi della transumanza molisana una signora del Nord che passa quasi tutto l’inverno negli Stati Uniti? Cominciamo l’anno con una domanda ad alto tasso di difficoltà, che giriamo alla diretta interessata, perché solo lei, amante della buona cucina e del turismo di nicchia, conosce la risposta.

Gisella Menni Isidori, 82 anni dieci giorni fa, è originaria di Bormio, Valtellina. I bei luoghi, la genuinità dei sapori, il rispetto e la curiosità per le altre culture ce li ha nel sangue oltre che nel cuore. Da trent’anni promuove il turismo italiano legato all’ambiente e ai prodotti di qualità. Prima il business era un altro. Negli anni Sessanta, insieme con il marito, si era infatti trasferita a New York per lavorare nella moda. “Importavamo maglie fatte a mano – dice – ma avevamo anche creato il Club ‘Cornucopia’ che presto si sarebbe evoluto in una vera attività produttiva riservata alle tipicità italiane, da assaggiare a New York”. Una sorta di primo Slow food Club per dirlo in termini contemporanei. Pionieri del buono a tavola. “Cosi – prosegue – quando i cinesi (sempre loro!) cominciarono a realizzare maglioni come i nostri ma a prezzi stracciati, decidemmo di puntare tutto sulla promozione dell’ottimo cibo italiano, da gustare lentamente”. Puro benessere.

Il mio rapporto con Gisella è sincero, fresco come la sera di un tramonto di primavera. In effetti, l’ho incontrata per caso alla fine di maggio, che aspettava la transumanza a Taverna del Cortile, contrada alle porte di Campobasso. Motivata e attenta, era insieme con quattro amiche provenienti da Houston, che aveva portato nella mia città per fare loro un regalo: assistere al passaggio secolare dei bovini sui tratturi tra Puglia e Molise.

Fantastico, mi sono detto: cinque signore innamorate della vita, del sole, della natura, pronte a catturare tutto il buono che c’è in Italia per riportarlo in Texas sotto forma di turismo esperienziale. Ottant’anni la media delle loro età, non dovrei dirlo, ma la cosa qui conta assai, per tutti quelli che a sessant’anni o anche prima pensano che i grandi viaggi della vita siano ormai finiti. Non è così.

“Le mie amiche texane sono rimaste entusiaste. E anch’io, nonostante fosse per me la quarta transumanza, non una novità, ma, credimi, ogni volta scopro qualcosa di nuovo”. Detto da una che nella vita organizza tour ovunque ‘suona’ proprio bene. C’è di più, perché Gisella (che gli amici chiamano simpaticamente Girella perché un giorno è qui, l’altro è volata oltre oceano) va ben oltre: “Nella mia top ten delle cose più belle da fare per un turista appassionato di paesaggio culturale c’è proprio la transumanza dei Colantuono. La metto al primo posto perché è un’esperienza unica cui mi sono avvicinata dieci anni fa grazie ad una mia amica toscana. Amo i piccoli villaggi, le comunità caratteristiche, le radici storiche, la cultura agropastorale, il tessuto agroalimentare e sui tratturi trovo tutto questo, quindi…”.

Quando le chiedo come ha provato a promuovere la transumanza negli Stati Uniti, non ci gira intorno più di tanto, spiegando le ragioni che hanno reso difficile la sua generosa impresa: “Mi piacciono i prodotti della civiltà della transumanza, la manteca, la stracciata, il caciocavallo podolico. Ho cercato di farli assaggiare a diversi buyer ma, tra dogana e trasporto, gli imprenditori li trovano cari. Comunque non demordo, anzi cercherò di esaltarne il gusto a breve, al Fancy Food Show di San Francisco, dove incontrerò dei buyer che forse potranno comprarli direttamente”.

15870818_10211337526094733_263413840_nMa i progetti di Gisella sono anche italiani: “Sto preparando la nuova transumanza, quella di maggio, sempre per valorizzare il Molise che è una terra bellissima come ho avuto modo di verificare in estate. Ho preparato un tour che comincerò a promuovere fra qualche giorno inviando email e messaggi a diversi amici. Do il mio contributo perché ci credo anche se la situazione non è semplice visto che nemmeno tanti italiani conoscono questa terra, figuriamoci gli americani… Il turismo dovrebbe essere accessibilità, interesse, partecipazione” incalza.

A proposito di numeri, la popolarità di Gisella è cresciuta molto negli ‘States’ dove “ho mille amici e conosco tutti gli Stati. Mi contattano e io vado, svuoto frigo, freezer e dispensa. Con quello che trovo cucino per loro e per gli altri amici per una settimana. Al gruppo insegno anche ad acquistare e cucinare i migliori prodotti italiani. Fanno a gara per avermi e poi molti di loro mi seguono in Italia l’estate successiva. Figurati che con una mia amica di Boston, a luglio in Italia abbiamo fatto oltre 3800 km in un mese, meta preferita il Molise dove siamo state per 10 giorni! Uno scambio di esperienze, così mi mantengo giovane e riesco a far amare il nostro Bel Paese”.

Magnifico e in continuo movimento il suo mondo di luoghi e sensi raffinati. In questi giorni è a New York per raccogliere adesioni ai prossimi progetti. In testa però ha sempre la transumanza dalla quale non riesce a staccarsi: “Fino a quando potrò, cercherò di parteciparvi e promuoverla. Sui tratturi, tra Molise e Puglia. Bellissimo”. Questa è passione, signori. Giù il cappello.

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