CANADA, LA TERRA DEGLI ORSI.Nella terra degli Orsi i fratelli Priori © Giorgio Priori

Belli, anzi bellissimi. Tutti coviamo nel profondo il sogno di incontrarne uno e di osservarlo nel suo ambiente naturale. Ed era questo che speravamo un bel po’ di anni fa io e mio fratello Giorgio. Nato per gioco con la frase “attraversiamo la British Columbia da Sud a Nord!”, il viaggio prende subito una piega avventurosa.

Ogni singola strada dei tagliaboschi che si perde nelle infinite foreste canadesi è per noi un’irresistibile attrazione. I salmoni risalgono i fiumi ed è la stagione giusta per incontrare gli orsi.

Ogni volta che trovi un opuscolo che ti dice di far attenzione perché sei nella terra degli orsi ti immagini una signora sprovveduta o un ragazzo spavaldo che si avvicinano ai graziosi cuccioli di plantigrade incontrati lungo una strada e vengono aggrediti da mamma orsa. E quindi supponi di avere vita facile se prendi le giuste precauzioni. Ma le precauzioni non sono mai troppe. 

Con la convinzione che gli orsi si allontanano dall’Uomo se sentono il movimento, ci incamminiamo in un fitto bosco al confine con l’Alaska, zaino in spalla, per un lungo trekking. Seguendo scrupolosamente al mappa arriviamo ad una terrazza rocciosa lungo un fiume da cui osserviamo, finalmente, un orso in lontananza. E’ a circa un centinaio di metri. Non stiamo nella pelle per la gioia. E’ in pesca di salmoni. Scatta velocissimo all’inseguimento appena vede brillare qualcosa sotto il pelo dell’acqua. Ne tira fuori uno molto grande, lo porta a riva e pazientemente lo divora iniziando dall’addome. Una scena atavica, che riporta le nostre menti a tempi antichi.

Contenti di questo incontro lasciamo l’orso tranquillo a mangiare. Il Orso e Salmone nella terra degli orsi di Marco Priorisentiero che seguiamo è punteggiato di impronte, gli alberi hanno i graffi degli artigli. Ogni segno in cui incappiamo ci fa aumentare l’ansia di un incontro troppo ravvicinato. Parliamo a voce alta per far notare la nostra presenza e non prendere un orso di sorpresa. Beh, non ci siamo riusciti!

Ad un tratto sul sentiero, lì dove un istante prima non c’era che erba, un Grizzly di dimensioni spaventose punta in suo sguardo severo sui due intrusi. E’ a meno di quindici metri. I Grizzly arrivano anche a 60 chilometri l’ora. Se ti attacca un Grizzly non hai altra possibilità: l’unica cosa da fare è sdraiarti a terra con la pancia in sotto, coprirti come puoi collo e genitali e sperare per il meglio fingendoti morto. Se sei fortunato il Grizzly se la prenderà con lo zaino che hai sulle spalle e dopo poco, non sentendoti reagire, si allontanerà. Comunque provare a fare l’eroe come il protagonista di “The Revenant” non è una buona idea.

Noi avevamo un potente spray al peperoncino anti-orso pronto all’uso. Ma vi assicuro che non riesci a mantenere la calma zen che richiederebbero i manuali. Il cuore ti blocca la gola. Tutto il campo visivo si offusca e vedi solo lui, lì, immenso, col muso così grande che sembrerebbe poterti mangiare con un solo boccone.

Due passi indietro, lentamente. L’orso sbuffa ma non si muove. Forse è un buon segno. Ora siamo a circa diciassette metri. Emette un grugnito che ci gela il sangue. Pericoloso, ma bello e maestoso nello stesso tempo. Altri due passi indietro. Diciannove metri, forse ci siamo. Ma a quel punto l’orso con un profondo sospiro inizia a muovere verso di noi. Non saremmo mai pronti per l’impatto. E’ lui che decide. Questa è casa sua! Ad un tratto, con un grugnito ancora più forte indietreggia, torna sui suoi passi e così come era apparso scompare nel fitto sottobosco, senza un rumore, come un fantasma.

Avevamo raggiunto il nostro scopo, avevamo avuto il nostro incontro con l’Orso. Anche troppo! Per quel giorno poteva bastare. Non abbiamo detto una parola per ore. Forse non abbiamo nemmeno respirato per ore.

Ma ci sentivamo vivi! Non sopravvissuti, semplicemente vivi!

Cammina nel silenzio,

Marco

Foto articoli Ecosport Marco Priori

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