La Candelora inizialmente celebrata il 14 Febbraio,  si festeggia, oggi, il 2 Febbraio, ovvero 40 giorni dopo il Natale. Come per l’Imloc e i Lupercalia, anche la “nostra” festa celebra l’arrivo della Luce,  della rinascita e della fertilità. I cristiani commemorano in questo giorno la purificazione di Maria e la  presentazione al Tempio di Gesù, chiamato dal profeta Simeone “luce per illuminare le genti”, motivo per  il quale è usanza benedire e accendere candele. Ora però, fremo. Veniamo a loro, ‘e Femminiell’, e a Lei, che “tutto concede e tutto perdona”, Mamma Schiavona, ‘a Maronn’ ‘e Muntevergene.

candeloraI  “Femminielli” festeggiano lì, una volta all’anno, la loro “Juta”. Il loro è un amore che viene da lontano, dal Medioevo. Correva l’anno 1256 quando la Madonna, commossa dall’amore di due omosessuali, incatenati sul Monte Partenio a Lei dedicato e condannati a morire di freddo o sbranati dai lupi, li salvò da quella fine crudele riscaldandoli con la Sua luce. Da prima però, molto prima, a salire su quello che fu il “Monte di Virgilio”, erano i coribanti, sacerdoti della dea Cibele, la Madre nera. In questo giorno alcuni di loro arrivavano ad evirarsi,  offrendo il loro sesso in dono e rinascendo così con una nuova identità. Vestivano con sete dai colori sgargianti, si truccavano vistosamente e tra suoni e canti, al ritmo dei tamburi, scendevano in città.

La Candelora è una giornata di offerta quindi, di sacrificio, di lacrime che la trasformazione muta in risa, balli, divertimenti. “A Muntevergene nun se vene pe’ durmi’”, allora come ora. Ed ogni 2 Febbraio si ripete il rito. Se ne avrete voglia, cercate di arrivare lì di primissima mattina, che sia di gelo o di sole, la sensazione di sospensione del tempo sarà la stessa.

mamma-schiavonaNo, non entrate subito nel santuario, aspettate nei pressi della scala santa, quella che porta alla basilica antica e respirate, respirate quel silenzio così denso, che sicuramente di lì a poco verrà rotto da un canto ipnotico. Non resistetegli, lasciate che vi conduca fino a Lei, sotto il Suo sguardo, dolce e severo al tempo stesso. La Vergine ha il viso leggermente piegato verso il Figlio, mentre gli occhi sono rivolti proprio verso chi guarda: “Che bell’uocchie  tene ‘a Madonna, che me parono doje stelle”. Lei, “nigra et formosa es, amica mea”… Vi farà sentire nudi, completamente scoperti.

Assaporerete un senso di appartenenza che va oltre i limiti di “genere”.
Marcello Colasurdo, ormai cantore ufficiale della comunità LGBT (se non siete mattinieri potrete attendere lui per salire ‘e rare -i gradini-) afferma sempre: “Non c’è uomo che non sia femmina e non c’è femmina che non sia uomo”.

Cumm’aggi’ ‘a j’ comm’aggi’ ‘a fa’ nun teng’ ‘o cor’ ‘e ve lascia’…
E’ proprio così, non vorrete più andar via.

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