Appassionati di record e abbuffate di neve, ve la ricordate la slavina a Campitello Matese quando le bufere di neve spezzarono in due le certezze dei molisani e non solo quelle? Una foto che ho ritrovato fra i ricordi di famiglia vi verrà in soccorso.

 Siamo nel 1984, mese di febbraio, quando il freddo vero affonda implacabile nelle ossa. In Molise si abbattono alcune grosse nevicate, l’ultima resterà nella storia e nella mente degli amanti degli sport invernali. Non solo per il piacere di una bella sciata.

 Ai margini della clamorosa imbiancata ci sono le città e i paesi dell’interno, sommersi da una robusta coltre di neve, mentre il grande protagonista è il Matese che, improvvisamente, da buon dominatore, si prende tutta la scena. Sulla strada che sale a Campitello, che in quegli anni è la meta preferita degli sciatori di tutto il Centro-Sud Italia, succede quello che alcuni temono, ma forse non in maniera così devastante. Nello spazio di pochi minuti tre slavine si staccano in punti diversi dalla faggeta che incombe sulla strada, tra le Pianelle e il Belvedere, a due chilometri e mezzo dalla stazione sciistica. Una delle mini valanghe travolge tutto, sradicando alberi, trascinando pietre e terra. Una furia che avrebbe causato una tragedia vera se fosse capitata nel pieno dei trasferimenti dei turisti verso Campitello, per esempio nei weekend. La buona sorte ha baciato i declivi appenninici molisani e non si segnalano danni a cose o persone. Lo scotto da pagare è comunque alto: la stazione invernale resta isolata per oltre una settimana perché, come mostra la foto fatta da mio padre all’indomani dei tre smottamenti, la strada non si vede più, sepolta da una quantità di neve e detriti alla circa otto metri.

Subito scatta l’allarme, perché le centinaia di persone che sono nei residence e negli alberghi rimangono isolati. Salta il collegamento con Bojano e anche la strada per Bocca della Selva è bloccata perché i mezzi spartineve, q­uando quest’ultima è tanta, non vanno oltre i primi chilometri.

Ci si può arrangiare per due, al massimo tre giorni, oltre è impossibile. Così, mentre i gatti delle nevi della Provincia di Campobasso lavorano giorno e notte per aprire un varco nel muro bianco, gli albergatori si attrezzano per soddisfare i clienti nei limiti del possibile, mascherando la comprensibile apprensione. Allo storico albergo ‘Lo sciatore’ il mai dimenticato Carlo Muccilli, che fu tra i fondatori di Campitello, sacrifica l’unico vitello rimasto nella stalla. Basterà per una settimana!

Il pane e gli altri viveri vengono invece portati oltre la slavina con la sola forza di volontà di un gruppo di persone, che, provenienti da San Massimo e Bojano, scalano la montagna di neve che ha cancellato la doppia carreggiata e s’incontrano con un gruppo di altrettanto volenterosi montanari che arrivano da Campitello.

Pane, carne e acqua: gli otto giorni più lunghi mai vissuti sull’Appennino molisano-campano passano fra tensioni e disagi ma il finale è positivo. L’esperienza servirà per prevenire altri incidenti simili. Subito dopo quell’episodio cominciarono infatti i lavori per costruire la piccola copertura (mai completata!) che preserva la strada dalla minaccia di nuove slavine.

Negli anni Novanta anche una valanga disturberà i sonni degli sciatori matesini. Questa volta direttamente dal Monte Croce. L’accumulo di faggi, abeti e neve arriva fino a duecento metri dal primo residence, portandosi via la cabina dei cronometristi a ridosso dello skilift San Nicola. Slavine, valanghe, soccorsi: è la dura legge della montagna, amica finché si vuole, ma sacra e solenne. Sempre da rispettare.

Maurizio Cavaliere

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here