Sembra quasi impossibile pensare che sia esistito un periodo in cui non ci fossero tecnologia, social, internet, smartphones e tutto quello che è parte integrante della nostra vita quotidiana odierna: ma è così.

“Ehi, è sabato! Sei sicuro che stasera ci siamo tutti?” Il primo pomeriggio del sabato era un rincorrersi di telefonate sulle linee fisse di casa, uno slalom tra mamme, sorelle e quanti appartenevano al nucleo familiare con l’inevitabile grido: “E’ per meeee” ad ogni squillo.

Poi, quando si erano finalmente stabiliti orario e presenze partiva l’ansia, la domanda epocale: “E che mi metto? ??” Sembrava un incrocio tra la preparazione di un viaggio ai confini del mondo e un trasloco, tutto sparso nella stanza e tutto finalizzato alla presenza di “quella persona”. Ed il tempo era poco; si, perche’ all’epoca gli adolescenti uscivano di pomeriggio, gli orari di rientro erano rigidi (soprattutto per le ragazze) e quindi prima si usciva, più si stava insieme. Erano gli anni delle prime discoteche, la nuova disco music aveva creato un fenomeno che sarebbe durato per sempre e che veniva amplificato dalle prime radio libere. Tutti le ascoltavano, ci lavoravano, facevano gli speaker, i djs…c’erano perfino radio del rione, del vicolo o del palazzo che raccontavano le storie quotidiane di inquilini e conoscenti…erano tutti protagonisti.

Ma torniamo al nostro sabato: siamo pronti, entusiasti, in attesa del citofono che ci chiami, le raccomandazioni di rito una nebbia indistinta e poi….viaaaa.

Fuori la discoteca sembravamo tanti periscopi di sommergibili in cerca di colei che ci faceva battere il cuore, un piccola attesa e poi…si entra.

Donna Summer e Gloria Gaynor ci accoglievano tra luci roteanti, si incominciava a ballare, il tempo scorreva fino…ah…ecco…le luci si fermano, il ritmo cala, partono i lenti.

I lenti erano il momento dell’approccio, del contatto fisico, degli ormoni alle stelle, dei segnali positivi o negativi che si potevano leggere ed interpretare…il braccio di lei sul petto era un cenno di distacco, la mano di lui sul lato basso della schiena un inequivocabile tentativo, il parlarsi nell’orecchio un metodo. C’erano lenti strategici, per far ingelosire, e lenti che sembrava durassero nulla; e quando il lento era quello giusto, con la persona giusta, il sabato era stato il fodamentale trampolino per gli incontri sotto scuola, le telefonate serali chilometriche, i messaggi attraverso l’amica del cuore o con un bigliettino prima della campanella.

La scena del ballo nel film “Il tempo delle mele” e’ una perfetta sintesi di tutto ciò.

Chi ha provato quei momenti tenti di riviverli chiudendo gli occhi e immaginando…

Commodores: “Easy”

Fabio Magrì

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here