Leggevo l’articolo di Mammà “non c’è trippa per gatti”, quando per allontanare da me lo stato di allucinazione in cui ero piombata (sentivo profumi inesistenti, l’acquolina aumentava…) ho iniziato a distogliere l’attenzione recitando tutti i proverbi che potessero venirmi in mente sui gatti e arrivata a ‘A jatta, pe’ gghjì ‘e pressa, facette ‘e figlie cecate (La gatta frettolosa fece i figli ciechi), l’illuminazione: ‘A Gatta Cecata era un gioco storico napoletano! Ve lo racconto partendo da una “favola marittima”, la Pescatrice Incognita (M.A. Perillo, 1630).

Corvino e Serena, segretamente innamorati l’uno dell’altra, decidono di fare un giro in barca. Dopo un po’ Serena, insofferente al caldo torrido, gli chiede di tornare a riva.

Detto fatto, dopo aver tirato a secco la barca, il pescatore che di certo non era a secco di desiderio, iniziò a “provarci”, ma Serena non si sentiva pronta. << Non parlo cchiù, mo mecco dinto a sto cannaruozzo no mafaro, no tappo e no peruozzo>>!

Insomma, Corvino le disse che non sarebbe più tornato sull’argomento. La fanciulla iniziò a recriminare il fatto che lui fosse stanco di ascoltarla, ma pronto rispose che la causa del suo lamento era la sterilità di quella discussione che di certo non li avrebbe portati a coronare il loro sogno d’amore, e così, per farle tornare il buonumore, propose di impiegare quel tempo giocando.

Corvino sciorina un lungo elenco (preziosissimo per gli studi antropologici) concludendo con << E se cchiù ne volite, dateme tiempo, ca ne conto mille>>.

giochi

Vott’a te, tira a me (letteralmente: spingo te, tiri me) che no, non è un altro gioco, ma un modo di dire per indicare, “insomma”, “alla fine”, “stretta è la foglia, larga è la via”, scelsero proprio Gatta cecata! Necessari al gioco i maccaturi (fazzoletti) per bendare chi andava “sotto”, e dei vricilli (piccole pietre) per attirare il “cieco” verso chi lo aveva colpito. In effetti Gatta Cecata è una variante dello schiaffo del soldato o di Mosca cieca, giochi che hanno, probabilmente origine dall’episodio dell’Odissea dell’accecamento di Polifemo da parte di “Nessuno”.

Parecchi giochi rappresentano una sostanziale preparazione ad affrontare le difficoltà della vita. Dal punto di vista pedagogico questo potrebbe insegnare che… Cosa? Non vi interessa? Va bene, va bene, torno alla storia, anche se il finale ve l’ho anticipato nel titolo! Chi chiagne fott’a chi ride (ma fa piacere solo in alcuni casi! ) Scusate, ogni tanto un pizzico di malizia non guasta…  Per citare una canzone “sono una donna, non sono una santa”, malgrado gli argomenti che tratto! Ah si, si.. Il finale di questa scena: I due, ad occhi bendati (simpatica variante hanno trovato del gioco, non trovate?) iniziarono a chiamarsi e rincorrersi, tra piccoli baci e “smancerie”

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