Qualcuno, forse, la intravede distrattamente percorrendo la Tangenziale. Molti altri non la notano nemmeno. Ma a Napoli c’e’ un luogo straordinario, che spicca nel panorama della città e dal chiaro richiamo architettonico alla più nota Torre del palazzo della Signoria a Firenze. Si tratta della splendida Torre Palumbo (anche torre del Palasciano, dal nome del suo antico proprietario) che svetta da un antico edificio ottocentesco (1868), dalle forme neogotiche e neorinascimentali, immerso in un giardino di querce, allori, aranceti e fiori d’angelo.

119palasciano5La Torre, recentemente restaurata, è visitabile (su richiesta e in alcune occasioni): all’interno si trova un b&b la cui gentilissima proprietaria in determinate circostanze si presta ad accompagnare i visitatori in un affascinante tour “letterario” della struttura. Di particolare interesse la bella scala che si inerpica per cinque piani lungo i quali sono disposte quattro stanze. Sulla sommità si apre un terrazzino con le mura perimetrali coronate da una tipica merlatura ghibellina a coda di rondine: data l’altezza del sito, la vista sull’intero golfo lascia a bocca aperta.

La torre fu fatta costruire, su progetto dell’architetto Antonio Cipolla, da Ferdinando Palasciano (1815-1891), valente e generoso chirurgo che dedicò la sua vita alla ricerca scientifica per alleviare le sofferenze umane, e di cui pochi ricordano la grande opera meritoria. Dalla sommità della torre la moglie di Palasciano, Olga de Wavilow, che gli fu vicina fino all’ultimo momento di vita, poteva vedere il monumento sepolcrale in cui riposava l’amato marito, eretto dalla famiglia in sua memoria nel “Quadrato degli uomini illustri” nel cimitero di Poggioreale, ben visibile anche da lontano perché la statua di Ferdinando è posta su di un piedistallo alto cinque metri.

119palasciano6Ferdinando Palasciano (1815-1891) è un personaggio che ha dato grande lustro a Napoli. Nominato ufficiale medico dell’Esercito delle Due Sicilie, si trovò a Messina durante i moti insurrezionali del 1848. Contrariamente alle disposizioni del generale Carlo Filangieri si adoperò per prestare cure mediche anche ai nemici rimasti feriti durante i combattimenti. Fu accusato di insubordinazione e rischiò di essere fucilato: solo l’intervento del Re Ferdinando II delle Due Sicilie fece commutare la pena capitale in un anno di carcere.

Questa esperienza fu una delle basi della Convenzione di Ginevra del 1864 che dette vita alla Croce Rossa. Palasciano curò anche una terribile ferita a Giuseppe Garibaldi, subìta durante uno scontro sull’Aspromonte: tra i due nacque un lungo rapporto epistolare i cui documenti sono conservati nel Museo di San Martino.

Valerio Ceva Grimaldi, autore della guida “Napoli insolita e segreta” (edizioni Jonglez)

fotografie di Fernando Pisacane

119palasciano8

2 Commenti

  1. Bravo Valerio, non molto tempo fa ho scritto della torre su Etimologia delle Parole Napoletane e quindi non posso ripetere il post. Ma ti seguo e, quando posso ti riporto (non posso condividere) citando sulla mia Pagina che ha oltre 17.250 like

  2. La Torre si chiama “Palasciano” e basta! È nata così e così deve essere tramandato il suo nome … non con quello degli attuali proprietari! … e poi il Palasciano è stato il fondatore della Croce Rossa a Napoli che poi si è allargata a tutta l’Italia e poi a tutti il mondo!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here