L’organizzatore della spedizione Riccardo Gallino ci parla della  spedizione Kalimantan Borneo, svolta nell’ottobre 2016 nella giungla del Borneo indonesiano.

Come descrivi questa avventura ?

Con Ettore Zago (antropologo), Stefano Severi (guida naturalistica), Roberto Cellocco (ottimo conoscitore dell’asia) e Michele Lupoli (istruttore outdoor) abbiamo attraversato la regione del Kalimantan, meglio conosciuta come Borneo indonesiano, muovendoci  per 2000km in navigazione fluviale e circa 100km di cammino in foresta, ripercorrendo un tragitto compiuto da Alfonso Vinci nel 1978 e dal gruppo di J. Palkiewicz nel 1986.
fototeam

Come  tour leader ho guidato viaggi in piu’ di 80 paesi in tutto il globo e quando nel luglio 2015  sono entrato in contatto con Carlo Ferrari e Luca Vercesi, partecipanti alla spedizione del 1986, ho proposto loro di tornare in Kalimantan, prendendomi carico dell’organizzazione. Non siamo un’agenzia di viaggio o una scuola di sopravvivenza: i partecipanti sono stati contattati badando alle loro peculiarità caratteriali piuttosto che tecniche, potendo contare su compagni che portassero soluzioni e non problemi e pianificando la spedizione con precisi obbiettivi, uniti a preparazione tecnica meticolosa.

Quali sono stati questi obbiettivi?

Principalmente documentare i cambiamenti ambientali della regione, producendo materiale editoriale di qualità a 30 anni esatti dall’ultima spedizione italiana ufficiale, il che avrebbe regalato anche intento commemorativo, e mappare il percorso con gps. La spedizione è stata anche utile piattaforma di test per materiali  stressati nelle peggiori condizioni di utilizzo. Frog.pro ad esempio ci ha affidato un nuovo setup fotografico, come pure Flamor ci ha fornito diversi dispositivi medici.

Quale è stata la parte più impegnativa?

FOTOGIUNGLALa navigazione fluviale ha il suo fascino perché’ si vivono giorni sui spartani barconi per il trasporto di merci e passeggeri che raramente vedono presenza di  occidentali, oppure “longboat” che affrontano rapide impetuose sostando nei villaggi più sperduti. La giungla sulle Montagne Muller è stata la vera sfida tecnica e psicologica, descritta dalla guida Lonely Planet come “uno dei percorsi di trekking piu’ lunghi e avventurosi del mondo“, e apostrofata dall’esploratore J.Palkiewicz come “Inferno Verde”. Si marcia per almeno una settimana su sentiero creato al momento a colpi di parang (machete indonesiano) dalle guide di etnia Dayak, superando  passaggi anche pericolosi, risalendo fiumi con acqua fino al petto: nel Borneo bisogna scordarsi il concetto di asciutto. In caso infortunio l’area è impossibile da raggiungere per i mezzi di soccorso e lungo il cammino abbiamo infatti incrociato la tomba di un ragazzo olandese che non è riuscito a salvarsi dalla giungla.

Isolati nella foresta per settimane come si vive?

Più che vita è sopravvivenza: abbiamo trasportato 30kg di riso, con carne di cinghiale selvatico o pesce procurata al momento. A causa del clima torrido unito a pesanti zaini la disidratazione è problematica, importante, abbiamo risolto bevendo da qualsiasi torrente melmoso grazie a efficienti depuratori portatili. Per l’alloggio in tempi passati i dayak costruivano con legna recuperata in loco una palafitta con pavimento e tetto in frasche, struttura sostituita oggi da telone in plastica spessa per pavimento e copertura.

Quali animali avete incontrato?

FOTOFORESTA

Le sanguisughe erano costantemente presenti e durante le ore notturne i rumori sospetti si moltiplicavano, ma abbiamo preferito non investigare sulle cause. I nostri portatori a riguardo del cobra reale (rettile estremamente velenoso lungo 5 metri) hanno riferito che purtroppo si incontra raramente: con così tanta carne si preparano spiedini per una settimana. L’affascinante rinoceronte asiatico è ormai sostanzialmente estinto, abbiamo deciso quindi di raffigurarlo almeno sul nostro logo anche per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema del bracconaggio.

La giungla è ancora davvero così lussureggiante?

la parte interna dell’isola è ancora popolata da alberi alti anche 70 metri: per giorni abbiamo marciato scodandoci il colore del cielo, nascosto da un ombrello di foglie. Lungo i fiumi navigabili i segni della deforestazione invece si ravvisano chiaramente, con i tronchi di alto fusto caricati sulle chiatte delle segherie, lasciando aree spoglie  riconquistate dalla vegetazione secondaria che impiegherà forse secoli per tornare alla passata maestosità mentre l’uomo continua nella sua opera devastatrice.

ambasciatoresandalliCi sono stati riscontri a seguito della vostra avventura?

Siamo stati accolti a Giacarta dall’Ambasciatore Dott. Sandalli che si è complimentato per l’impresa e ha tirato un sospiro di sollievo trovandoci incolumi. Sulle montagne abbiamo ribattezzato il Muller Pass come “Passaggio Papa Francesco”, consegnando poi direttamente al Pontefice copia della targa deposta in loco.

Avete in cantiere altre iniziative?

Questa avventura ha destato parecchia curiosità quindi organizziamo serate divulgative in tutta Italia. E’ già disponibile un libro fotografico fine-art  e produrremo un allestimento itinerante. Stiamo editando un libro che sarà un incrocio tra un diario di viaggio e un “manuale operativo”, unitamente a un film documentario.

Ci potete seguire sulla pagina facebook Kalimantan Borneo Expedition 2016 oppure sul sito.

Buon avventura a tutti.

Carlo Ferrari, fondatore ecosport.it e membro delle spedizione Borneo 1986 – 2500 km nell’Inferno Verde.

FOTOALLOGGIO

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