Quanto è marcata ancora la differenza tra cammino dello spirito e turismo dello spirito? Dove si colloca la transumanza nel percorso interiore sulla lunga strada, meglio se sterrata, che evoca il saliscendi della vita? Dal Cammino di Santiago di Compostela ai tanti pellegrinaggi che connotano il entimento di devozione popolare delle nostre latitudini si afferma il rapporto tra la civiltà agropastorale e l’uomo che viaggia verso il luogo sacro a scopo votivo o penitenziale. 

Il Molise, la Campania, la Puglia e in generale tutto il Centro Sud Italia sono ricchi di storie di fede che si sono sviluppate sui tratturi della transumanza. Chi ha camminato sulle vecchie autostrade verdi si è certamente imbattuto in piccole e grandi chiese, santuari o cappelle, diroccate o ancora perfettamente funzionanti, tenute in piedi da gente devota e volitiva. Il percorso dello spirito è parte essenziale di una transumanza che si rispetti. Anche perché la carovana di mandriani e pastori non parte se prima non c’è la benedizione degli animali. 

In Puglia si tratta di un rito speciale. Nella pianura della Capitanata, i pastori transitavano nei pressi dei Santuari maggiori del Gargano: la Madonna di Stignano, la Grotta di San Michele Arcangelo a Montesantangelo, la Madonna di Pulsano a Monte Sant’Angelo, la Madonna Incoronata a Foggia e San Matteo a San Marco in Lamis. A quest’ultimo luogo è legata l’unica transumanza orizzontale ancora presente in Italia, quella dalla Puglia al Molise. É a San Matteo che venivano benedetti gli armenti prima di partire. Oggi la famiglia Colantuono chiama un frate alla masseria di famiglia di San Marco in Lamis. Il rito resta, possono cambiare le abitudini. 

Un tempo i luoghi pii investivano addirittura le loro risorse per acquistare greggi, cosa che contribuiva ad avvicinare la transumanza alla religione. Poi, con il passare dei secoli, è venuta meno pure la convergenza di significato tra i termini pellegrino e transumante. È ormai chiaro agli stessi viaggiatori rurali del terzo millennio che per un concreto discorso di cammino dello spirito con vista… turistica bisognerebbe riannaffiare il seme della devozione più che studiare nuove forme di marketing territoriale. 

Il dato certo è che fino al secolo scorso, chiese e cappelle dei tratturi costituivano tappe di passaggio da un santuario all’altro. Mentre oggi pellegrini e transumanti utilizzano strade diverse per rinfrancare lo spirito nel senso religioso del termine.

16295318_10211554882088497_749832289_nRestano però i luoghi sacri che, più o meno pulsanti, sono dislocati sui tratturi. La transumanza bovina per eccellenza è ancora ricca di spunti. Qualche anno fa la famiglia Colantuono e tutta la carovana al seguito scamparono a u violento temporale rifugiandosi nella chiesa della Madonna del Carmine. Nei pressi di questo piccolo edificio relativamente nuovo, sulle rive del Fortore, c’è anche la chiesetta della Madonna del Ponte. Siamo ancora in Puglia, direzione Molise e pare che proprio in questo preciso luogo, a metà strada tra la vecchia e la nuova cappella si senta nell’aria la brezza lieve mossa dal lento movimento dei vecchi pastori. Il tratturo L’Aquila-Foggia abbonda di queste suggestioni.

Lo stesso vale per lo spettacolare tratto che passa tra i prati del Molise. Si ricordano la cappella di Cristo e del Santissimo Rosario di Montelongo, la cappella del Corpo di Cristo di Ripabottoni, la cappella della Madonna Grande di Campomarino, quella della Madonna della Neve a Ripalimosani, che ha festeggiato la pastorizia fino a quando, per mancanza di greggi, ha ‘lanciato’ la nota Corsa di cavalli delle Quercigliole, che arriva alla chiesetta, davanti alla quale, se non altro, resiste il bivacco dei pastori della transumanza bovina. E poi ancora piccoli luoghi di culto che, improvvisamente, sulla via di Matrice (altro paesino molisano) lasciano la scena ad una imponente e bella chiesa della zona: quella di Santa Maria della Strada. Che merita un approfondimento.

L’edificio è del  XII secolo, posto su una ramificazione del tratturo Pascasseroli-Candela. Di particolare interesse, ai lati del rosone, due figure di buoi a metà, con le zampe penzolanti, che rappresentano la forza e la pazienza.  Come i pellegrini del passato, pronti al cammino, dalla chiesetta isolata al luogo di culto più noto (San Michele Arcangelo) é qui che il percorso della fede vive in perfetto equilibrio tra immateriale e materiale.

La chiesa è un gioiello immerso nella natura, in parte quella del tratturo. Extramolisani in linea, vi consiglio caldamente di visitarla. Guardandola, l’impressione è che di cammino dello spirito si possa ancora parlare. Anche perché il turismo religioso amplifica la portata d’interesse dei vecchi sentieri erbosi dove confluiscono i camminamenti dello spirito praticati da secoli nella civiltà e nella geografica agropastorale. 

Più che in passato, però, i pellegrini di oggi sono in cerca di nuovi percorsi e opportunità per rafforzare la fede e, al contempo, fuggire da caos cittadino e dalla cementificazione selvaggia. La transumanza c’é ma serve altro. Cercasi buone idee disperatamente.

Maurizio Cavaliere

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