Un legume antico, la cicerchia, ma negli ultimi 100 anni ha rischiato di sparire dalle nostre tavole. Bisogna ringraziare alcuni contadini delle Marche e varie Associazioni Agroalimentari, tra le quali la Slow Food che, a Serra de’ Conti, le ha dedicato un presidio per la salvaguardia, se la stiamo rivalutando.

Personalmente l’ho riscoperta quando mi sono trasferita in Puglia.  Qui nei mercatini rionali non mancano mai i sacchi di juta che le contengono. Perché le cicerchie della Puglia, Marche, Molise, Umbria e Lazio hanno ottenuto, dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, il riconoscimento di Prodotto Agroalimentare Tradizionale italiano (PAT).

Il consumo di questo legume lo troviamo già nell’antica Mesopotamia, oltre 8000 anni fa. Era diffuso in tutta l’area mediterranea. Bisogna andare indietro nel tempo per cercare di capire, per quale motivo, la cicerchia “cadde in disgrazia”.

Considerato per secoli alimento povero, del quale si cibavano le classi meno abbienti, ed alle quali, soprattutto nei periodi di carestia, procurò seri guai. Il consumo era molto elevato perché, riuscendo ad attecchire facilmente, e necessitando di pochissima acqua, erano abbondanti e facilmente reperibili.

Solo verso la fine dell’Ottocento, alcuni medici napoletani, collegarono casi di paralisi, al consumo delle “Lathyrus sativus”, le cicerchie. La causa di tutti i mali era una neurotossina sotto forma di amminoacido, conosciuta come ODAP o latirina, contenuta nel legume, che, ingerita in grande quantità, provocava il latirismo, con la conseguenza, irreversibile, di paralisi spastica degli arti inferiori, fino all’immobilità.

La paura buttò fuori dalle cucine le cicerchie!

Sì, perché la cicerchia è buonissima ma non bisogna eccedere nel consumo.  Ma così come non bisogna abusare dei fagioli bianchi di Spagna, quelli grandi, che, addirittura, contengono cianuro, o il prezzemolo o tanti altri alimenti! Perciò non bisogna dimenticare che sono ricche di vitamine del gruppo B, proteine, sali minerali, fibre e polifenoli e sono una fonte preziosa di fosforo e calcio nonché di fibre.

Se non le avete mai assaggiate vi consiglio di farlo nel modo più classico possibile: lessate e condite con olio evo crudo, prezzemolo, rosmarino, aglio e pomodorini.  Lasciatele in ammollo in acqua salata, con un ramo di rosmarino, ed un po’ di bicarbonato, per almeno 12 ore. Sciacquare benissimo e più volte. Far bollire senza coperchio e risciacquarle dopo la cottura. Sono una delizia.

Ed ancora una ricettina, al volo, per gli amici vegani, da leccarsi i baffi:  Polpette di cicerchie e patate.

250 grammi di cicerchie bollite

250 grammi di patate lesse

250 grammi pane duro ammorbidito

rosmarino, sale, pepe, q.b., olio arachidi per friggere

Procedimento uguale alle classiche polpette.  Buon appetito e non vi preoccupate troppo.

Consigli e suggerimenti sono sempre graditi.

 Angela Cantone

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