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Semel in anno licet insanire: durante le notti di Carnevale, la luna cala, cala fino a diventar “nuova”, poi pian piano inizia a crescere. In principio era proprio la luna, sotto forma di Carrus Navalis, carro navale, a sfilare per la strada principale di Babilonia. Una nave con ruote trascinata da buoi che trasportava persone mascherate.

MORTEA differenza del sole che è sempre uguale a se stesso, la luna segue la legge universale della vita e della morte. Col Carnevale si celebra la fine dell’Inverno e l’inizio della primavera ed il continuo passaggio tra la vita, la morte e la rinascita. Vi ho parlato spesso dei Saturnali, durante queste feste, nell’antica Roma, il popolo sceglieva uno schiavo e lo eleggeva Re. Poteva dare libero sfogo a tutte le sue voglie così trasformato, ma ahilui, al termine della festa, il giovane veniva sacrificato… Da ciò, probabilmente, l’usanza di fare il “funerale” a Carnevale, funzionale per ripristinare “l’ordine naturale” delle cose.

L’avvento del Cristianesimo ha limitato molto i costumi carnevaleschi. L’usanza è stata duramente combattuta dalla Chiesa fino a tutto il ‘700, periodo in cui si intensificarono le rappresentazioni “teatrali” con forte presenza delle maschere della Commedia dell’arte. Nasce infatti in questo periodo la canzone di Zeza, una rappresentazione popolare che ha come protagonista Pulcinella. Pulcinella raffigura l’inverno, in quanto nella cultura contadina esso simboleggia la morte, così come la pazzia.

ZEZA240x400Il suo vestito bianco, infatti, ricorda un po’ il sudario, un po’ una “camicia di forza”. Vi è poi Vicenzella, figlia di Pulcinella e Zeza, decisa a trovare un marito, a metter su famiglia e desiderosa di “sbocciare” come donna: la primavera. Segue Don Nicola, rampante pretendente di Vicenzella, cui spetta raccogliere i frutti dell’amore e rappresenta quindi l’estate. Infine, vi è il personaggio che da’ il nome alla canzone, Zeza, la classica madre che non vede l’ora di maritare la figlia. Lei è l’autunno, stagione in cui si fanno le provviste per affrontare l’anno successivo, non a caso sono le donne ad occuparsi della “dote”!

Attraverso le maschere, quella di Pulcinella in particolare, la società contadina riesce a sciogliere i tabù legati al sesso, al piacere del bere e del mangiare, sdoganandoli dalle leggi morali. Pulcinella e la sua folle gelosia, la sua golosità, la sua lascivia, diventa la personificazione del Carnevale, è quindi anche sacerdote per il rituale passaggio tra il mondo dei morti e quello dei vivi.

Il colore bianco, la sua voce vagamente stridula, e la maschera che indossa, simile ad un gallinaceo, lo pone come intermediario perfetto tra la terra e l’oltretomba; simbolicamente il gallo è un animale che con il suo canto segna il limite tra la notte e il giorno. Così, il martedì grasso, Pulcinella, divenuto nel tempo Vecienzo, (Vincenzo), come accadeva al Re dei saturnali, viene ucciso, bruciato. Perché il fuoco purifica, il fuoco può essere morte, ma soprattutto vita. Vincenzo, colui che vince, vincerà così anche “la fine”, in un eterno e ciclico ritorno, come la Luna.

Ringrazio Pasquale Toscano, in arte Bosk, per essere sempre presente con i suoi scatti e per avermi dato la possibilità di usarli (Pomigliano d’Arco, 28/02/2017)

Albachiara De Lucia

La Canzone di Zeza Carnevale Popolare 

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