Isole Eolie
Navigando con i Delfini alle Isole Eolie
7 marzo 2017
Fiera Pessima di Manduria
La 277^ Fiera Pessima di Manduria, la più antica d’Italia
8 marzo 2017

L’idea di cui vi parlo oggi ha un nome fantasioso (Pasturs) che fonde le parole pastore e orso e ci strappa un bel sorriso. Cosa c’è di più entusiasmante di gruppi di volontari che aiutano i pastori delle Orobie a migliorare la convivenza con orsi e lupi? Una meraviglia per come si articola questo progetto che lambisce la transumanza e lega l’amore per il territorio, le sue antiche tradizioni, a quello per gli animali. Tutto questo mentre fa discutere il Piano Lupo proposto dal Governo nazionale che promuove la protezione e tutela della specie anche attraverso la possibilità degli abbattimenti controllati.

La rentrée dei due grandi carnivori sulle Alpi bergamasche è una costante degli ultimi anni: una storia bellissima ma anche un potenziale problema per i tanti pastori e titolari di attività zootecniche dell’area che alcune volte, in passato, si sono visti decimare gli armenti dai raid implacabili dei lupi. Qui interviene Pasturs che spinge forte sulla prevenzione per garantire la doppia esigenza del sostegno agli operatori zootecnici e di tutela delle specie protette nei punti in cui i focolai del conflitto sono più insidiosi. Grazie al progetto la comunità locale dei pastori beneficerà di un travaso di conoscenze e pratiche che permetterà di ridurre e gestire gli attriti con i grandi predatori in modo da limitare il rischio di danni economici per la propria attività per i primi e il rischio di bracconaggio per i secondi. “Il cuore del progetto è l’incontro tra i nostri operatori e i pastori – spiegano da Pasturs – i volontari aiutano concretamente i pastori nel lavoro in alpeggio, creando un clima di reciproca fiducia e collaborazione”.

Convivenza tra uomo e animale, ma pure tra associazioni, cooperative e addetti del settore. Pasturs riprende il progetto francese Pastoraloup, che da 15 anni propone, con successo, l’adattamento dei pastori all’arrivo dei grandi carnivori attraverso gruppi di volontari in grado di fornire un valido aiuto. “Per esempio – spiegano dalla cooperativa sociale Eliante, capofila dell’iniziativa, in partenariato con Parco delle Orobie bergamasche e WWF Bergamo-Brescia – accompagnano fisicamente parte del lavoro di monticazione e transumanza, contribuiscono alla sorveglianza delle greggi, montano recinzioni elettrificate e aiutano anche nella normale attività di allevamento”. Proprio alcuni degli aspetti di cui si parla nel Piano Lupo del governo.

Sullo sfondo della nobile causa c’è la conservazione degli ecosistemi che, in parte, limita le scorribande dei bracconieri. I quali approfittano del fatto che tenere il conto dei lupi in un’area montana così vasta è pressoché impossibile.

Snello ma vivace il programma. I volontari selezionati, dopo aver seguito un corso di formazione gratuito, trascorrono un periodo in alpeggio (che va da una settimana a tre mesi, quest’anno in calendario tra giugno e settembre) in alpeggi in provincia di Bergamo, con greggi di ovini o caprini, aiutando il pastore nel suo lavoro quotidiano. Tra i pilastri dell’attività dei volontari c’è pure la sensibilizzazione e informazione dei turisti che possono tuffarsi come in una discesa libera nei 70 mila ettari di ambiente montano forestale che rappresenta la più grande area a elevata naturalità tra i parchi regionali lombardi. Un paradiso verde e una palestra per la formazione umana e naturalistica di tanti giovani che possono pure divertirsi tra passeggiate di giorno immersi nell’aria ‘croccante’ di montagna e superbe stellate notturne. Fantastica la prima esperienza, l’anno scorso, vissuta da quaranta volontari e cinque allevatori. Sono stati portati in alpeggio 4800 ovini, 105 caprini, 150 bovini, 26 equini (asini e cavalli), realizzati 5 recinti a prova di orso e lupo, e consegnati 3 cuccioli di pastore abruzzese in collaborazione con il Circolo del pastore maremmano abruzzese.

Il paesaggio

La geomorfologia di Pasturs offre una serie infinita di spunti perché copre un’area paesaggisticamente straordinaria come quella delle Prealpi e Alpi Orobie bergamasche: un’ampia fascia altitudinale, costituita da una catena di montagne, le cui vette corrono parallele alla Valtellina, costituite da rocce di tipo sedimentario continentale o di tipo cristallino, quasi sempre metamorfosate. Le massime altitudini sono raggiunte dal Pizzo Coca (3.050 metri), dal Pizzo Redorta e dalla Punta di Scais (3.038).

Se siete appassionati di flora alpina non avrete che l’imbarazzo quando vi toccherà scegliere dove indirizzare l’attenzione. Il paesaggio vegetale è regolato dalla graduale variazione altitudinale delle condizioni climatiche. Il limite altimetrico dei boschi di conifere si spinge fino ai 2000 metri  in Valle Brembana, a 1.850 in Valle di Scalve e a 1.700 in Valle Seriana. Oltre il limite altitudinale dei boschi si estendono le praterie, in parte destinate a pascolo. Transumanza e alpeggio sono un must dei cultori del genere.

Le Orobie rappresentano un’area di particolare interesse anche per la ricchezza di fauna. La presenza di specie rare o a distribuzione ristretta costituiscono un ‘hotspot’ di biodiversità. Questo tratto di Alpi offre infatti dal punto di vista biogeografico importanti caratteristiche che hanno creato i presupposti per la presenza di un’elevata diversità biologica.

“Le nostre montagne sono individuate quale area sorgente di biodiversità principale nella Rete Ecologica Regionale della Lombardia – spiegano da Eliante – E  sono indicate dal Programma Alpi Europeo del Wwf Internazionale quale una delle 24 aree prioritarie alpine meritevoli di tutela”.

E pensare che pochi giorni fa il Ministro Galletti ha ammesso candidamente che “in questi anni non è stato fatto nulla per mettere in campo misure ‘naturali’ come recinti elettrificati, cani pastore, indennizzi adeguati, tuttora assenti o insufficienti, per consentire la convivenza tra uomo e lupo”. In realtà c’è chi si è mosso per tempo, c’è già chi ha alzato un ponte tra uomo e animale e propone pure percorsi di osservazione. Pasturs non è l’unico esempio, penso al Sentiero del Lupo promosso dal Comune di Fabbriche di Vergemoli e, sempre in toscana, a Grosseto, dove il lupo è tornato dopo anni di assenza, il progetto Medwolf (con l’associazione DifesAttiva). Nessuna gabbia, per carità, anche in Maremma solo una gestione basata sull’esperienza e sul suo concreto adattamento alle realtà locali. Perché il lupo crepi solo nei modi di dire. E magari, alla lunga, neanche più in quelli.

Per info www.pasturs.org e www.eliante.it

Maurizio Cavaliere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *