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«Evviva San Leone, ’nu piattu di maccheroni»
Saracena è un piccolo paese situato nella parte settentrionale di Cosenza, si sviluppa su una collinetta rocciosa ai piedi dei monti di Orsomarso, baluardo meridionale del Pollino. Si potrebbe avere la sensazione che il tempo si sia fermato, invece no… E’ andato avanti, accolto da un presente che ha il gustoso sapore di un dono antico.

musicistiIl 19 febbraio è stata la vigilia di San Leone, Santo Patrono. 
Alle ore 18:00 si è già nel vivo della festa , con il saluto dei fedeli alla statua e la processione di fiaccole danzanti che sfavillano lungo le mura della città e il centro storico. Sì, danza il fuoco delle fiaccole e quello del gran falò dell’Accoglienza; danzano le persone al suono di “ciancianella”, “cup’ cup’ ”, “tamburrell’”, “i fisarmoniche”, danzano fino a ritornare in chiesa a chiedere commiato al Santo, si rivedranno tutti domani, e poi inseguire come falene la luce dei fucarazzi che vengono accesi nei cortili, e ristorarsi con cibi bolliti, arrostiti e fritti, ma anche freddi come i formaggi, sottaceti, conserve e  salumi tipici del paese! Ci si lascia andare al movimento bevendo l’ottimo moscato di Saracena, degustando lungo il percorso fave bollite, fichi secchi o infornati e ripieni di miele e noci, dolci di farina e zucchero fritti nell’olio, granturco bollito o abbrustolito…

San Leone<< La festa di Saracena che mi trovavo a osservare >> scrisse Vito Teti, Professore di Antropologia Culturale presso il dipartimento di Studi Umanistici dell’Università della Calabria,  << conservava tutti i caratteri delle feste agrarie in cui era centrale il legame con i defunti che prevedeva banchetti e consumo di cibo tra morti che tornavano e i familiari che li evocavano e li attendevano.  Era una festa carnevalesca, con consumo abbondante di cibi e di vino, e infatti cadeva nel periodo di Carnevale …  Il tarantismo era presente in quell’area e sarebbe interessante ricordare anche i San Leone e San Leo che guarivano gli ossessi e i posseduti, di cui quel rito sembrava custodire tracce … Accolti e accuditi, spinti a bere e a brindare per un senso antico e religioso dell’ospitalità e perché vissuti come figure vicarie dei defunti. Gli inviti erano fatti in memoria e in suffragio dei familiari morti ed era  come se i forestieri tornassero al loro posto, divenendo cosi soggetti attivi di un rito di commemorazione e di rinascita >>.

Carnevale, come scritto nel precedente articolo, rappresenta in modo simbolico Capodanno del resto, si celebra la fine dell’Inverno e l’inizio della primavera. Carnevale che ha spesso tracce dei riti dedicati a Febbraio, februare, purificare. Mi hanno raccontato che questa festa è diventata quello che è con i primi mercati paesani: le fiaccole e la musica servivano da guida e richiamo per i mercanti.Leggo che il parroco della chiesa di San Leone Don Domenico Cirianni, spiega così l’origine della festa popolare fatta in onore del santo: << 15 – 20 giorni prima lungo le mura del paese e nelle campagne si accampavano i forestieri che portavano il bestiame da vendere alla fiera. Nove giorni prima del 19 febbraio iniziava la novena a San Leone, il giorno della vigilia si invitavano tutti anche i mercanti a stare vicino i “fucarazz’” (falò) e a fare tutto in onore del santo … questo spiega anche da dove proviene l’urlo: “VIVA SAN LEONE”  >>

Che vi sentiate mercanti, defunti, fiaccole danzanti… L’anno prossimo cercate di non mancare. Non c’è posto migliore dove i vostri stati d’animo possano esser accolti e trasportarti verso una nuova stagione…

La sentite? Sta per arrivare la primaver

 

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