Dalle mondine ai ‘moderni diserbanti’ che, oggi, svolgono parte del compito che era delle ragazze. La coltivazione del riso, introdotta dalla Spagna, che  a sua volta l’aveva imparata dagli arabi, si impose verso il VI secolo.

Si incominciava giovanissime a lavorare nelle risaie, sui 12 – 13 anni. Solo ed esclusivamente donne. Contadine che arrivavano, principalmente, dall’entroterra di Modena, Piacenza, Reggio e Parma e che si trasferivano, per due volte l’anno, nei comuni di Vercelli, Novara o Pavia.

Le mondine facevano richiesta ai rispettivi Comuni per essere iscritte in una specie di “albo”. Se scelte, venivano, generalmente, prelevate da camion o carri e portate a destinazione. Lavoravano tantissime ore nelle risaie. In situazioni insopportabili.

Per intere giornate con l’acqua fino alle ginocchia, incurvate e tutte intente a togliere le erbacce infestanti o a trapiantare.

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Le mondine, chiamate anche mondariso, dovevano fare proprio questo: mondare e trapiantare il riso durante l’allagamento dei campi col rischio di ammalarsi, principalmente, per via delle zanzare e delle sanguisughe. Per ore interminabili sotto il sole bruciante, nel fango, con la schiena sempre curva, dall’alba fino al tramonto; ma era anche uno dei pochi lavori, remunerato, che potessero fare le Donne.

Non c’era alcun tipo di controlli igienici. Tutto era lasciato alla discrezione del “Sciur padrun da li beli braghi bianchi…”

Venivano ospitate in camerate enormi o, addirittura, nei silos che avrebbero contenuto il riso. Dormivano su scomodi pagliericci e nemmeno il cibo era adeguato: Sempre e solo riso, fagioli e patate!

Verso la fine del 1500 incominciarono ad imporre di fare le risaie fuori dalle città proprio per le malattie. Ma nonostante divieti e decreti il commercio del riso era troppo fiorente e troppo redditizio, così, per essere ‘modificato’. Incuranti di leggi e decreti, i signorotti ed il clero, grossi proprietari di risaie, e che vivevano comodamente in città, delegarono agli affittuari nelle campagne.

risoamaroSe ne infischiavano che, difficilmente, si arrivasse alle soglia dei 40 anni a causa di ogni tipo di malattia! Oltre la malaria, la cachessia, l’idropisia, la pellagra, il vaiolo e la tubercolosi, mietevano continuamente vittime.

Ci vollero molti secoli, tanto dolore e tante lotte  e molte scoperte per migliorare, ma di pochissimo, la situazione. Le condizioni lavorative erano veramente pessime (vi consiglio di leggere qualche testimonianza di Anziane Mondine superstiti: da accapponare la pelle). Come per i Neri, coltivatori di cotone, così per le Mondine, il repertorio è ricco di canti accorati e di storie dolorose. “Mamma, papà, non piangere, se sono consumata, è stata la risaia che mi ha rovinata”

Oggi le mondine non ci sono più ed è un peccato.  Invece di ricorrere al massiccio impiego di diserbanti ed insetticidi, principali fautori dello stravolgimento degli ecosistemi naturali della nostra splendida Terra, bastava che l’umanità prendesse il sopravvento! Purtroppo, però, continua a non essere così…risoEfagioli c

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Riso e fagioli a modo mio

500 g di fagioli secchi (borlotti o cannellini)**

500 g di riso integrale

uno spicchio d’aglio

50/100 g di guanciale a tocchetti e/o pezzetti di cotica di prosciutto

sale, pepe o peperoncino q.b.

olio evo q.b.

**Per prima cosa lessare i fagioli dopo averli tenuti in ammollo per una notte. Non vi dirò mai di usare i precotti. Usate la qualità di fagioli che preferite ma cuoceteli Voi in una bella pentola capiente. A parte, in un tegame, fare un bel soffritto con spicchio d’aglio, tocchetti di guanciale e/o pezzetti di cotica di prosciutto, pepe o peperoncino. Versate il tutto nella pentola con i fagioli lessi. Attenti agli schizzi! Amalgamare bene il tutto. Versate il riso e… armatevi di pazienza! Ci vorrà un po’ di tempo per la cottura, secondo la qualità del riso, ma mai prima di una mezz’ora… ma dopo vi leccherete i baffi! Non vi dimenticate di tenere un pentolino sui fornelli con acqua un po’ salata e a lento bollore, puo’ servirvi e Buon Appetito!

Silvana Mangano, che impersona una mondina, in Riso amaro (1949) Canto Delle Mondine 

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