Mario è solo un bambino.

Mario è piccolo, ha circa sette anni: vive un posto dagli ambienti grandissimi che a lui, che è così piccino, sembrano ancora più vasti; questo posto ha anche un nome, ma è lungo e difficile, e lui non riesce a dirlo.

Spesso gli piace camminare impettito e con il passo pesante lungo i corridoi e nelle sale per sentire il rimbombo sotto le volte e sentirsi più grande. Nel posto dove vive ci sono altri bambini, di varie età, e dei signori con delle tuniche lunghe che sono gentili ma severi.

Mario non ha molti ricordi: a volte ripensa ad una camminata che sembrava non finire mai, su terreni pieni di pietre, con dei rumori fortissimi tutto intorno, tra persone con l’aria preoccupata se non spaventata. C’erano giorni in cui non c’era nulla da mangiare ed allora, con altri bambini, correva intorno per esplorare il posto dove erano e cercare di dimenticare la fame.

Un giorno, dal grande finestrone che guarda sulla strada, vede dei bambini, come lui, insieme a dei signori grandi, una signora ed un signore, che accarezzano, sorridono, prendono per mano i loro bimbi; corre da Padre Jorge e gli chiede chi siano: ” Quei signori sono la mamma ed il papà di quei bambini”.

“Ma io la mamma non ce l’ho?”

“Vedi Mario, la tua mamma si chiama Maria e si trova nella cappella piccola”

“Ma e’ ferma, non parla, non mi accarezza, non gioca con me”

“Se le parli, lei ti ascolterà “

E così Mario la sera, dopo aver recitato le preghiere con Padre Rosario, Padre Alfio e Padre Domenico, corre nella cappella a raccontare la sua giornata alla sua “mamma”. E le racconta che il suo vero nome è Amir, che di tutti quelli che conosceva non c’è più nessuno, sono rimasti tutti, uno alla volta, sulla lunga strada pietosa e piena di botti che ha percorso.

Mario ha tanti “padri”…ma non ha un papà.

Mario non è libanese, non è siriano, non è un guerrigliero, non è uno schiavo, non è un insieme di organi.

Mario è solo un bambino.

Una vecchia ballad che è il racconto di un rapporto figlio/genitore:

Cat Stevens: “Father and son”

Fabio Magrì

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