E’ stata una delle cose più belle degli Europei 2016. Quelle che ci piace raccontare in questo blog. Gioia, condivisione di un popolo, quello islandese. Stiamo parlando del “Geyser Sound”, ovvero una sorta di Haka.

Non è un coro e nemmeno una canzone, ma un battito di mani cadenzato dagli spalti per sentirsi uniti in un unico abbraccio.

Un suono che proviene dalla terra, il rumore della passione di un intero popolo.

Il tifo islandese ha tenuto incollato il mondo, non soltanto gli spettatori appassionati di calcio. La danza alla quale partecipano le persone sugli spalti e i calciatori della nazionale di calcio fa venire i brividi. Tutto il popolo islandese si è identificato nel “geyser sound”, il rumore dei geyser, il suono della terra che è diventato subito virale sui social network.

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E’ passato un po’ di tempo dai campionati Europei, ma quell’haka islandese, quel battere le mani all’unisono è ancora viva nella mente. Perché passano le competizioni, passano le delusioni calcistiche ma restano i gesti, le persone, gli uomini e l’identità di un intero popolo che si è stretto intorno alla squadra di calcio. Trentamila persone hanno seguito l’Islanda in Francia, il 10 percento della Nazione, che si è poi ritrovata a Reykjavík per dare il giusto tributo ai suoi eroi al ritorno in patria. E’ non poteva mancare il geyser sound, l’abbraccio spontaneo di un intero popolo alla squadra per l’impresa di qualificarsi ai quarti, di averci provato e sorpreso i più quotati avversari dell’Inghilterra.  Il risultato resterà negli annali, l’Haka islandese però ancora ci frulla nella mente e ancora ci piace raccontarlo e idealmente siamo lì sugli spalti on in una qualunque piazza a cadenzare quell’applauso, a simulare quel suono che viene dalla terra.

Donato Martucci

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