Sapevate che Iwo Jima (letteralmente Isola dello zolfo, in nome omen) fa parte della municipalità di Tokyo nonostante ci voglia più di una giornata di navigazione per raggiungerla? Io lo scoprì immediatamente dopo la fine dei lavori di smontaggio del palco dei Pink Floyd a Venezia nel luglio del 1989.

Come? La produzione chiese alla mia squadra, nella quale c’erano due giapponesi, se avessimo accettato di andare a Tokyo con volo (biglietto aperto per il ritorno) e diaria non comprensiva di vitto e alloggio. Non facemmo in tempo a rispondere che ci trovavamo tutti su un charter  che volava verso ovest (in un certo senso dalla parte opposta) e dopo un mucchio di scali e altrettanti jet lag ci ritrovammo all’interno del Tokyo Dome a lavorare per i Rolling Stones. L’ospitalità dei nostri compagni giapponesi e il miracolo della melatonina somministrataci dalla produzione ci permisero di visitare Tokyo in ogni momento libero dai pur faticosi turni di montaggio.

E’ una città caotica, certo, ma le sue infrastrutture danno una nuova dimensione alla parola efficienza. Vai dappertutto con molta facilità e altrettanto rapidamente. La gente è cordiale al punto che una delle cose indirizzo-tokyopiù divertenti è chiedere informazioni sugli indirizzi. Le vie non hanno nomi e l’accatastamento è soprattutto numerico: un numero per il quartiere, dei numeri per dei gruppi di edifici ed infine un numero per il singolo ingresso del palazzo.

tokyo-santuario-shintoista
Grande Santuario Shintoista

Così quando devono spiegarti dove andare tutti quanti estraggono carta e penna e ti fanno una mappa perfetta con tanto di punti di riferimento, davvero fantastico! Non ci perdemmo così il Palazzo Imperiale dell’antica Edo ed i meravigliosi giardini, il grande Santuario Shintoista contornato da centinaia di specie di alberi diversi e persino la buffa replica della Tour Eiffel detta Tokyo Tower. Io personalmente adoro inserirmi nel cosiddetto “tessuto sociale” e quale posto migliore del più grande Mercato del Pesce  del mondo? Feci grandi scorpacciate di sashimi non proprio “cheap”, ma una bistecca a Tokyo è capace di costare 400 dollari americani. Fu lì che scoprì che uno dei nostri colleghi nipponici (lo chiamavamo Kit in luogo del nome originale difficile da digerire per il nostro lessico) era residente a Tokyo, ma per andare a casa si doveva fare 25 ore di traghetto. Cosa?

Inutile dire che iwo-jima-marines-seconda- guerra -mondialeal termine dei lavori del concerto ci imbarcammo tutti quanti (al prezzo di un’intera giornata di lavoro) per l’arcipelago Ogasawara, manco a dirlo il nome di un Samurai, sbarcando infine a Chichi Jima. E’ l’isola più grande (si fa per dire, è piccolissima) delle uniche due abitate. Quel gruppo di isole per lo più inospitali racchiudono, nel bel mezzo dell’oceano pacifico, specie animali e vegetali endemiche e dunque uniche; sono di origine vulcanica e non hanno mai avuto niente a che fare con la placca continentale. E’ un vero angolo di paradiso che fu teatro, per via della sua posizione strategica sulla via di Okinawa, di una delle più sanguinose battaglie della seconda guerra mondiale presso l’isola di Iwo; lì fu scattata la popolare e chiacchieratissima foto di Joe Rosenthal (i sei marines che issano la bandiera americana).

Provammo a mettere i piedi a Iwo Jima, ma neanche l’amicizia locale scardinò i rigidi protocolli della base militare e dovemmo così accontentarci di navigare tra le isole su una antica baleniera dismessa in compagnia di balene e delfini, pesci coloratissimi, enormi conchiglie e il canto di svariati e variopinti uccelli. Non proprio una disdetta.

spiaggia-alle-isole-ogasawara

Viaggia con gli occhi dell’esploratore

Gian Luca Bovero

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here