Proprio a piedi nudi magari no, ma il Parco, inteso come Riserve Naturali Protette, è un luogo che dovrebbe essere frequentato per legge sorpassando certe cecità burocratiche al momento rovesciate su chi è preposto alla sua salvaguardia.

Di ritorno dal lontano oriente questa volta ho proprio voglia di addentrarmi nelle bellezze naturali italiane attraverso peripezie degne delle esplorazioni ottocentesche. Con questa scusa vi propongo un racconto di (poca) fantasia che potremmo intitolare:”L’ambientalista scettico e i Verdi Uffici”.

Un signore del nord europa professore di statistica e tra i fondatori di un noto movimento ambientalista, decide, un bel dì, di farsi un giro nelle rinomate aree verdi protette italiane. Bjorn è il suo nome e appena varcato il confine italo svizzero, si sente dire:”Nella mia wilderness non ti ci mando!”. La signora “C”, come Custode, si sente fieramente (ed indebitamente) proprietaria della cosiddetta zona “A” ovvero quella parte del Parco destinata a riserva integrale il cui accesso è consentito solo agli addetti alla sorveglianza e scienziati affini. “E’ giusto e capisco, ma io”, replica Bjorn, “ vorrei solo vederla e mi atterrò a qualunque osservanza mi venga imposta dall’accompagnatore che, pagando s’intende, vorrete concedermi”. “Non è previsto, dunque no! “– la perentoria risposta di una signora alla costante ricerca di fondi per mandare avanti il nobile istituto di protezione. La delusione è grande in Bjorn; soprattutto perchè aveva poco prima incontrato in un paesino disabitato uno strano signore a piedi nudi (in inverno!) che gli aveva raccontato, nel corso di una piacevolissima chiacchierata, quanto fosse incantevole perdersi, non solo metaforicamente, nei meandri del fitto bosco della Val Grande (ora riposa in pace). Lo aveva colpito soprattutto la puntuale descrizione di un incredibile e perfettamente circolare prato di licheni che si apre all’improvviso in un luogo segreto nel bel mezzo della boscaglia e che è frequentato da ogni genere di animale immaginabile a quelle latitudini. “Chissà cosa ne pensano gli ufologi!”, aveva pensato sinceramente divertito.

Pazienza”, disse Bjorn tra sé e sé, “avrò modo di rifarmi”. Così direttosi verso est alla foce del fiume Po, incontrò uno strano Parco fatto a stazioni, così le chiamano, che altro non sono che terreni separati come il bianco e il nero di una scacchiera, strappati negli anni settanta alla folle speculazione edilizia. Ambienti unici e con un unica via reale di collegamento: l’acqua. “Non si può andare in canoa se non per brevi tratti e sotto scorta che, al momento, non possiamo fornire”, dice il signor “T”, come Talebano, e questo lo costrinse a faticose peripezie automobilistiche (alla faccia dell’inquinamento) e financo all’attesa di un traghetto che ha orari da ufficio delle poste di periferia, con tutto il rispetto dovuto agli uffici pubblici e al manovratore del suddetto.fenicotteri-rosa-Comacchio

Ciò che Bjorn ha sin qui potuto più o meno agevolmente visitare, intendiamoci, è anche d’avanzo per rendere memorabile una vacanza; sarebbe bastata la vista dei numerosi fenicotteri rosa che si levano in volo all’unisono per trasferirsi da una parte all’altra della salina di Comacchio per renderla tale, figuriamoci il resto! Ma questo non impedisce allo scettico ambientalista di rimuginare pensieri, a mio avviso, assai costruttivi.

Proseguendo verso sud visita poi le foreste della romagna toscana, incrocia l’orso marsicano, beve le chiare, fresche e dolci acque del Pollino. Visita il Parco del Vulcano, i cui rigidi protocolli non impediscono a strombazzanti pullman 4×4 Diesel di andare su e giù scorrazzando turisti, evidentemente inabili al cammino, fin quasi alla sommità del cratere. “Vabbè”, pensò, “porta economia e, dunque, risorse destinabili alle necessarie manutenzioni”.

Solo varcato lo stretto di Messina sentì che la misura era colma: quando gli fu impedito di guadare, già levatosi le scarpe, un breve tratto del meraviglioso torrente della Valle dell’Anapo per via dello “stress” che avrebbe provocato alla Trota Macrostigma: “E’ rara e delicattrota-macrostigma-Valle dell'Anapo-a va bene, ma sant’iddio, giuro, faccio piano!”.

Provò in quel momento la stizza di un bambino a cui viene negata una corsa liberatoria perchè “sennò sudi!”. “Che facezia!”, pensò. Quello stesso bambino dovrebbe invece sudare eccome. Per poi far parte di un gruppo ordinato quanto serve (severamente contingentato per la sostenibilità dei luoghi) e che, silente quando deve, cammina a piedi nudi nel Parco. Per vederlo, tu adulto, sgranare innocente gli occhi a debita distanza di rispetto dalle meraviglie che i documentari, da soli, non bastano a trasformare in esperienza. In definitiva, la vera essenza della cultura non è l’esperienza?

Giuro che è (quavalle-anaposi) tutto vero!

Non è abbastanza rimarcata l’ospitalità che taluni Enti Parco in realtà forniscono, anche dopo legittime incertezze sull’interlocutore, e me ne scuso. Mi auguro solo che le considerazioni di Bjorn siano uno stimolo alla ricerca di migliorie attraenti, foriere, ne sono convinto, di inevitabili benefici.

P.S.

Ciao Antonella, con la tua vecchia rubrica “A Piedi Nudi” sulla nostra community hai ispirato il titolo di questo articolo. Sempre Viva!

Viaggia con gli occhi dell’esploratore

Gian Luca Bovero

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