L’ulivo è un pensiero di dio (Talmud): e i pensieri vanno preservati. L’ulivo è un albero che non perde mai le foglie, così noi non dovremmo mai perdere di vista quello in cui crediamo: Tamburieddhri contro la Tap.

Impugniamo i nostri strumenti e la nostra passione, Domenica 9 Aprile, al Presidio NO TAP di San Foca – 40°18’22.0″N 18°23’02.4″E : “Facciamo in modo che la musica popolare riconquisti il legame con la terra, troppo spesso dimenticato, e che si faccia messaggera di azioni positive sulla tutela territoriale, ambientale e umana.” (Da un’idea di Alessia Tondo e Emanuele Licci).

L’ulivo è un pensiero di dio, dicevamo, e nella Bibbia ci sono circa settanta citazioni su questo albero, ma il suo culto fu consacrato da tutte le religioniGli ulivi sono le sillabe di un messaggio di pace di dio per tutte le creature del mondo. Saggezza Yiddish.

La mitologia greca lo eleva fin su le vette dell’Olimpo. Leggenda narra che Athena Pallade ( i Romani la chiamarono Minerva), donò l’olivo ad Atene divenendo sua protettrice. E Minerva ha donato al Salento leccese l’olivo: a Otranto c’è il colle della Minerva, il Santuario di Santa Maria di Leuca è stato edificato su un tempio eretto a questa dea, a Castro ne hanno ritrovato una statua. Nell’antica Grecia ai vincitori della gare veniva donata una corona di rami di ulivo e veniva data loro una grossa ampolla piena di olio; Roma vede nascere Romolo e Remo sotto un albero di ulivo e i suoi cittadini più valorosi venivano premiati con una ghirlanda sul capo.

Fin dai tempi più remoti l’ulivo fu soprattutto considerato un simbolo trascendente di spiritualità e sacralità. La colomba che torna all’arca di Noè tenendo nel becco un rametto d’olivo rappresenta  la rigenerazione: dopo la distruzione operata dal diluvio, la terra può tornare a fiorire. E’ un rametto di olivo benedetto che viene distribuito a tutti i fedeli la Domenica delle Palme come  vessillo di riconciliazione, rinascita e pace.
Come ha ricordato la Redattrice del blog C’era una Volta….Contadini 2.0 Angela Cantone, mia mamma, nel suo articolo TAP e FASTIDIOSA SPUTACCHINA “in Grecia la pianta era considerata sacra e danneggiarla significava essere puniti con l’esilio o, addirittura, con la pena di morte!” 

Possiamo urlare che gli ulivi da sempre sono la storia della Puglia. Sono la sua memoria. Piantati lì dai padri, nonni, bisnonni, dai “nostri”  antenati che continuano a pensare a noi donandoci ancora i frutti del loro lavoro. E noi abbiamo il dovere di tutelare un’eredità tanto importante! Facciamo sentire, attraverso i tambureddhri, come il nostro cuore batte all’unisono con quello della “nostra” terra.

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