Non si dice Eschimesi ma Inuit: eschimesi è un nomignolo dispregiativo (mangiatori di carne) che fu dato dal popolo Shoshoni (conosciuti come “il popolo del serpente“, indiani d’America appartenenti all’area delle Grandi Pianure, in Idaho, nel Wyoming, neIlo Utah, in Colorado e Montana. Il ceppo linguistico è affine a quello dei Comanche).

Si dice che gli uomini cedano le proprie mogli agli ospiti, ma non è vero, nessuno cede la propria moglie a nessuno: è la donna che è libera di andare, se vuole, con l’ospite. Questa è la rimanenza di un’antica usanza poliandrica (quando è la moglie ad avere più di un marito); infatti un tempo le donne inuit potevano avere diversi mariti. Le donne non vengono offerte, ma decidono liberamente con chi andare, anche se sposate. Il libro “Il paese delle ombre lunghe” (1950 – Hans Ruesch), fa cenno a questa usanza.

Magari oggi non esiste più, ma senz’altro ai tempi in cui essi vivevano tutto il loro tempo sulla banchisa, senza incontrare altri che gli appartenenti al proprio nucleo familiare, ritrovarsi con  appartenenti ad altri gruppi era considerato un fatto da vivere come un grande avvenimento festoso, da condividere anche quello che loro chiamavano ridere. Erano le donne, tra gli inuit, a praticare fisicamente i tatuaggi secondo una tecnica particolare: utilizzando degli aghi realizzati con avorio o con schegge di osso inseriti su un bastoncino facevano passare sotto la pelle un vero e proprio filo intinto nella fuliggine, come se stessero cucendo dei vestiti. “Indossare” dei tatuaggi era un modo per dimostrare che si era coraggiosi e si era in grado di sopportare il dolore, una caratteristica che in una tribù nativa era considerata pregevole per una moglie.

Presso gli Inuit dell’Alaska, quando una donna è in attesa di un bambino, se sogna che il bambino sarà la reincarnazione di un antenato, il sogno è destinato ad avverarsi. Nel caso nascerà una femmina, il neonato dovrà assumere il sesso maschile per non smentire il sogno. Se una donna ha già cinque figli tutti maschi o tutte femmine e la natura non le consente di averne uno dell’altro sesso, uno dei figli verrà travestito fin quando avrà raggiunto l’adolescenza e tutta la sua educazione verrà portata avanti come se egli appartenesse al sesso opposto.

Le figlie cresciute come maschi andranno ad aiutare il padre a cacciare, a costruire gli igloo e a condurre la slitta trainata dai cani. I figli maschi cresciuti come femmine, si occuperanno di aiutare la madre a cucinare. L’origine di questo “terzo sesso”, creato contro l’evidenza della natura, si spiega con i miti. Secondo uno di questi i primi due esseri umani che nacquero dalla terra erano entrambi maschi.

Nonostante questo, uno dei due concepì un figlio e portò avanti la gravidanza, ma al termine di questa fu per lui impossibile partorire. Per questo il compagno attraverso un canto magico lo trasformò in una donna, la quale partorì un figlio. Da questa donna discesero tutti gli Inuit.

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Gabriella Masullo

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