Ricordi di quando ero una bambina: “Tra poco è Pasqua, sbrighiamoci a pulire che arriva il Prete a benedire”! Sì perché una volta ‘si usava’ così.  Si metteva la casa a soqquadro in attesa dell’acqua santa che preservava da tutte le disgrazie. Ogni angolo doveva essere benedetto affinché la protezione del Signore cadesse su tutta la famiglia e su tutte le cose!

“Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo” (Vangelo Giovanni 1.29-34)

Salvata l’anima ci si preoccupava della “pancia”.

Con l’arrivo della primavera, nei pollai, le galline, le oche, le anatre,  riprendevano alla grande a produrre le uova che venivano impiegate in tanti usi. La Pasqua era ricca di preparativi. Dolci, rustici, pizze, agnelli, capretti, conigli, prelibatezze di ogni genere e fiori, tanti fiori dovevano imbandire la tavola. Non dovevano mancare, assolutamente, i ramoscelli di ulivo benedetti la domenica Delle Palme. Sarebbero serviti al Capofamiglia, per benedire la tavola ed i commensali, il giorno di Pasqua.

Il tutto avveniva in un tripudio di uova. Anche chi non disponeva di avicoli, come la mia famiglia, che non era di estrazione contadina, sapeva bene come procurarsele fresche! C’erano sempre tante signore che, nel vicinato, facevano razzolare le galline nell’orto di casa ed erano disposte a venderle.

Oggi un pollaio in città è inammissibile, ma una volta era normale e per noi bambini, di allora, era una gioia andare “a prendere l’ovetto da sotto la gallina”.

Ogni Regione d’Italia è ricca di ricette tradizionali che le contemplano, ma io sono napoletana, e voglio regalarvi una ricetta della tradizione paesana e precisamente del mio paese natio, Pomigliano d’Arco.  Sono dei biscotti che hanno il “sapore antico”.

Identici a come li faceva mia nonna e la nonna di mia nonna.  Se eseguite la ricetta alla lettera mangerete una pasta frolla da leccarvi i baffi e, se potete, utilizzate un forno a legna e… non buttate l’albume. E’ possibile utilizzarlo in tanti modi: anche una semplice frittata con verdurine, salutare e poco calorica.

I taralli di Pasqua (ricetta di famiglia) 

1 KG DI FARINA

600 G DI ZUCCHERO

300 G DI SUGNA

12 TUORLI UOVA MEDIE

4 UOVA INTERE

2 BUSTINE LIEVITO VANIGLIATO

LIMONE GRANDE GRATTUGIATO

BICCHIERINO LIMONCELLO O SIMILARE

Impastare il kg di farina con 500 g di zucchero (100 g teneteli da parte per arrotolare i taralli), la sugna, i tuorli, le uova intere, il lievito vanigliato, il limone grattugiato ed il bicchierino di limoncello. Formare i taralli (vedi foto) infornare a 180° per 10 minuti.

È usanza di famiglia preparare per i più piccoli il tarallo con l’uovo al centro coperto da 4 striscioline.

Oggi la tavola è sempre ricca e le uova abbondano ogni giorno ma… ne riparleremo sicuramente!

Angela Cantone

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