No, non sono un fautore della guerra, ne’ della violenza in generale, e l’atomica del titolo non è neanche una bomba; o meglio una bomba lo è, ma di femminilità. Fu definita così quando, verso la fine del secondo conflitto mondiale, divenne una icona per i soldati americani al fronte. Era nei sogni di tutti gli americani e fu tra le dive più popolari dell’epoca: parliamo della “rossa”per eccellenza, Rita Hayworth. In realtà Rita era una bellezza latina (il cognome Cansino denotava le origini spagnole) ma il contrasto tra il suo nuovo colore di capelli e la mediterraneita’ della pelle, unito al fisico atletico la resero nota in breve tempo. Dopo aver affiancato i più noti attori dell’epoca e dopo il successo di “Sangue e arena” con Tyrone Power, restò imprigionata nel ruolo della femme fatale in “Gilda”. All’epoca i “noir” erano tra i generi più apprezzati e la coppia Hayworth/ Glenn Ford era assolutamente perfetta. Le atmosfere torbide e le scene cantate e coreografate della protagonista le valsero il soprannome di “Dea dell’amore”.

Con un destino comune a molte icone del cinema dell’epoca la sua fortuna sullo schermo era inversamente proporzionale a quella nella vita privata tra matrimoni, abbandoni, solitudine, alcool.

Come spesso accade il successo amplifica le reali fragilità e non è altro che uno schermo, una maschera dietro la quale nascondere debolezze ed umanità. In un momento in cui la follia umana sta dando prova consistente di sé, parlare di una donna accomunati alla prima bomba atomica ma contraria alla violenza sembra quasi uno scherzo del destino.

Vogliamo ricordarla, e mostrarla,  in una delle scene più intense del film “Gilda”, dove esprime talento, femminilità ed una sensualità elegante che si è persa (ahimè) nel corso dell’evoluzione dei costumi e conseguentemente della cinematografia. Il  brano è “Amado mio”.

Enjoy and smile

Fee May

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