On the road again, di nuovo sulla strada. Ogni giorno. Chilometri e luoghi. Ho da poco preso la decisione di cambiare le traiettorie dei miei percorsi, scegliere itinerari alternativi rispetto alle percorrenze delle masse. Ho incominciato a guardare scenari diversi, immergendomi in prospettive diverse, e scoprendo molto.

Guidare di prima mattina in zone di campagna mi ha fatto riassaporare gli odori dell’erba appena tagliata; ho attraversato distese di verde, visto contadini senza età chini a curare le foglie, alberi proiettati verso il cielo, corsi d’acqua scorrere pigri. È come tornare indietro nel tempo, riappropriandosi di sensazioni che la routine cittadina seppellisce sotto urgenze effimere, svilendo la nostra natura. La strada scorre, continua mentre il sole, alto, rende i colori accecanti.  Scopro in luoghi inattesi resti di rovine romane o sontuose ville francesi, spuntare così, dal nulla, con il solo gusto di stupire chi non si aspetterebbe la loro presenza. La strada scorre, le note sono l’unica compagnia, il crepuscolo stempera le sfumature e con l’avvicinarsi della notte gli incontri si diradano. La strada scorre, ora è un tappeto grigio che si srotola davanti alle luci dell’auto.

Ai lati della strada le forme diventano indistinte,  se si abbassa la musica ci si immerge nell”ovatta, quello che si intravede può assumere, nella mente un’altra identità: gli alberi diventano danzatrici morbide attraversate dal vento, il crinale di quella collina l’ombra del suo corpo disteso di fianco al mio. E la strada scorre, come la vita. Tutto dipende da che percorso vuoi fare, quale via scegliere, con quali occhi vuoi vederla, con quale animo; se vuoi essere intrappolato nel traffico di meccanismi facili e svilenti o avere sempre la voglia e la capacità di stupirti e scoprire, di restare ciò che sei a dispetto di ciò che ti vuole malleabile e plasmabile a suo piacimento. E la strada scorre: la tua.

Dall’Ungheria, Balasz Havasi…”The road”.

Fabio Magrì

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