Qualche sera fa sono riuscito a vedere un film che mi era sfuggito ma che mi aveva sempre incuriosito, già dal titolo; mi sono attaccato al televisore, immerso nella storia e alla fine ho deciso di parlarvene. Solo che, davanti allo schermo del computer ho avuto una difficoltà: “e come faccio”?

Si perché parlare di “Vita di Pi” significa dover sviscerare molte chiavi di lettura, molti argomenti, e tutti…tutti…sviluppati in maniera grandiosa ed emozionale.

Il tema dell’amicizia (in questo caso spiazzante perché tra un  adolescente ed una tigre del bengala), quelli del coraggio, della perseveranza, della religiosità, della sopravvivenza, dell’amore e del rispetto filiale sono tutte sfaccettature della stessa storia. E sono tutte componenti espresse in modo visionario e pieno di effetti speciali (tali da vincere l’Oscar per la categoria), con una grandezza ed una capacità emozionale poco comuni.

L’inizio è una storia esotica (ambientata nell’India di retaggio francese) che diventa avventurosa, magica, maestosa con spruzzi di ironia man mano che ci si addentra nel racconto, sviluppato  con varie tecnologie ed il 3D.

E dire che il progetto di questo film aveva quasi dieci anni, nel corso dei quali si erano avvicendati ipotesi di vari registi e protagonisti; fino ad arrivare al grande Ang Lee alla regia e ad un esordiente come protagonista.

Ogni vita ha un percorso in cui coesistono tantissime componenti e quello che ne è il risultato sono le scelte, le decisioni, i comportamenti che adottiamo in ogni singola situazione; e poi ci sono i momenti in cui siamo messi alle strette, in cui le valutazioni, l’istinto, la caparbietà ed il carattere determinano ciò che siamo realmente e ciò che invece possiamo diventare, nel bene o nel male. Non possiamo cambiare le componenti esterne ma possiamo determinare il nostro modo di affrontarle, vincerle o subirle.

Dalla colonna sonora del film, premiata con l’Oscar, Coldplay “Paradise”.

Enjoy and smile

Fee May

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