Rhythms de la Solidariedad… Il Buena Vista Social Club era un club cubano per neri attivo dal 1932; fu chiuso con l’avvento di Fidel Castro per sganciare il nuovo regime da retaggi culturali dell’epoca del dittatore Baptista.

Dopo 40 anni un progetto musicale riprese questo nome in pieno stile cubano proponendo una band all star di icone della musica del luogo. Il successo avuto dall’album fece si che a ridosso di calamità naturali che avevano squassato vaste aree del pianeta (lo tsunami del 2005, il terremoto in Asia e l’uragano Katrina) il progetto si evolve per la realizzazione di un album senza fini di lucro per aiutare le popolazioni che avevano subito tali disastri.

Si creò quindi un insieme di musicisti cubani che, con i loro stilemi, riproposero brani famosi coinvolgendone gli autori (da Sting agli U2, dai Maroon 5 ai Coldplay). Divenne anche una occasione per condannare le colpe di chi non si curava dei cambiamenti climatici e per cercare di far creare dai governi del globo una normativa che salvaguardasse l’ambiente.

L’effetto è stato molteplice: da un lato una enorme sensibilizzazione, da un altro la raccolta di fondi per ricostruire le zone devastate dai cataclisma ed infine il risultato musicale, un insieme di sonorità assolutamente uniche. Infatti riascoltare brani straconosciuti in una veste esotica, suonati con gli strumenti del luogo dà una percezione totalmente diversa dei brani stessi.

Vedere poi vecchie glorie della musica cubana dividere gli spartiti con icone della scena pop internazionale crea anche un sorriso spontaneo; è come vedere dei nonni spiegare e raccontare delle vecchie storie ai propri nipotini, con semplicità e affetto sinceri.

A questo punto vi proponiamo uno dei brani contenuti nell’album: il compositore, arrangiatore e produttore Quincy Jones viene affiancato da Vania Borges per la riproposizione di uno dei suoi successi degli anni ottanta: “Ay no corrida”

Fabio Magrì

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