Tonino si racconta: dallo Stocco alla Tammorra!
<< Il benessere, la “dolce vita”, stavano già cambiando i costumi e le usanze.
La carne stava su tutte le tavole. Il pesce si preferiva fresco… Fu così che incominciai a trasformare il mio hobby in professione ~il tammorraro~ abbandonando quella che per anni era stata la tradizione di famiglia…>>
Questa la testimonianza raccolta dalla redattrice Angela Cantone e pubblicata nell’ articolo “Patate e baccalà: Fish & Chips, hanno sfamato generazioni. Tonino ‘o stocco si racconta.”

In effetti Tonino non ha abbandonato nessuna tradizione…

“Mio padre faceva il carpentiere, nella sua famiglia tanti  lavoravano il legno, erano mastri d’ascia, per questo lo conosco così bene.

Chi invece mi ha dato da subito un sacco di consigli proprio su come fare una tammorra  è stato Antonio Annelli, lui faceva il costruttore e i setacci int’o Carmine. In una decina d’anni, tra san Sebastiano e ‘o vico dei musicisti a Napoli, mi sono fatto una cultura.” E la sua cultura, Tonino, la accresce giorno dopo giorno: Non smette mai di informarsi, ricercare nuovi materiali, nuove tecniche.

La sua è una missione! Scrive sulla pagina facebook che gestisce (in realtà la gestisce – come tante altre cose, e Tonino non me ne vorrà perché sa benissimo quanto sia impagabile quello che fa –  la moglie, “Rafilina”, come la chiamiamo tutti): In  50 anni di attività <<ci siamo impegnati a rivoluzionare il “MONDO DEL TAMBURO” affinché non venisse più classificato come uno strumento di secondo ordine, consentendo alla TAMMORRA di avvalersi di un vero e proprio riscatto e diventare uno strumento musicale sociale… I nostri tamburi vengono costruiti con rispetto della tradizionalità, ma con tecniche avanzate perchè la storia ci insegna che non si può e non si deve regredire.>>

E i suoi tamburi, per l’ottimo rapporto qualità prezzo, per l’incredibile maneggevolezza, sono davvero alla portata di tutti, “e nemmeno è un bene”, gli dico a volte ironicamente,  “accussì pur ‘e sciem’ – e mi includo tra questi – ponn’ suna’ (anche gli scemi possono suonare)!
Le tammorre d’ O Stocco, infatti, suonano da sole. Sarà perché, appena nate, sono già custodi di un ricco mondo interiore, di un’antica memoria? Memoria che passa per le mani di Tonino e arriva direttamente dal suo cuore, dove sono racchiuse le emozioni che gli innumerevoli incontri con costruttori, suonatori, ballatori e cantatori gli hanno dato.
Proprio come le castagnette che costruisce (già, non si limita mica alla costruzione di tammorre! Triccabballacche, putipù, scetavajasse, per rimanere nella cultura campana, ma si è “spinto”  fino al Brasile con il Panderio, per dirne una!)  una maschio  l’altra femmina;  come la tammorre che costruisce (si dice che la tammorra si possa suonare in maniera maschile , se  la pelle si percuote con la mano destra;  femminile nel caso opposto), Tonino ‘O Stocco racchiude nel suo nome, nella sua attività, nelle sue passioni (avete mai assaggiato la sua ventresca o il suo provolone?)  la componente  maschile e femminile della tradizione della sua famiglia, insomma…  Non gli manca nulla, è anche di Pomigliano, la mia città!

Cosa pretendere di più da un uomo 🙂 !

 

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